Venezia
1. La Città
Venezia è la principale città del Veneto e dell'Italia
nord-orientale, capoluogo della provincia omonima e della regione Veneto. E'
catalogata come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
La città è situata,
insieme a numerose piccole isole, all'interno della Laguna di Venezia, nella
parte nord-occidentale del Mare Adriatico. Il suo comune conta 269.698 abitanti,
di cui 60.446 nel centro storico 178.772 nelle municipalità di terraferma
(Mestre-Carpenedo, Marghera, Favaro Veneto e Chirignago-Zelarino) e 30.480 nelle
varie isole della sua laguna (Murano, Burano, Lido e
Pellestrina).
Il comune è molto vasto e frazionato, vi
si parlano numerose varianti dialettali del Veneziano. Storicamente
soprannominata "la Serenissima" o anche "la Dominante", è stata per più di un
millennio capitale della Repubblica di Venezia.
Sorge sulla laguna veneta
nell'omonimo golfo e dista 28 km da Treviso e circa 30 da
Padova.
La città storica è sempre stata isolata dalla
terraferma, finché nel 1841 cominciarono i lavori per la costruzione
del ponte ferroviario per raggiungere la stazione di Santa Lucia. I treni
cominciarono ad arrivare a Venezia a partire dal gennaio 1846.
Per poterla
raggiungere in auto si dovette aspettare il 1933, quando Mussolini inaugurò il
Ponte Littorio, successivamente chiamato Ponte della Libertà, lungo 4 Km, che
collega Mestre a Piazzale Roma.
Il territorio comunale comprende, oltre alla stessa
città di Venezia e alle isole lagunari, un'ampia porzione di terraferma
comprendente Mestre e Porto Marghera, con il suo vasto polo
industriale.
Venezia è la città con il più alto flusso
turistico in Italia, 29.326.000 presenze in provincia nell'anno 2002,
rispetto a Roma
(19.486.000) e Firenze (9.540.000).
Ha un flusso turistico abbastanza
costante, anche se i periodi di maggior afflusso sono durante il Carnevale, e il
periodo che va fra maggio e ottobre.
La dichiarazione di patrimonio
dell'umanità da parte dell'UNESCO risale al 1987 e si estende oltre alla città
storica anche a tutta la sua laguna. La città di Venezia, divisa nei sei
sestieri di Dorsoduro, Santa Croce, San Polo, San Marco, Cannaregio e Castello, si sviluppa
su ben 118 isolette collegate da 354 ponti e divise da 177 tra rii e canali. È
posta al centro della omonima laguna lungo la costa adriatica tra le foci del
fiume Sile (deviato nell'antica foce del Piave) e dell'Adige, a 50 km circa dal
delta del Po. Il fiume Brenta sfocia in laguna e collega Venezia con
Padova.
Il corpo principale di Venezia visto dall'alto ha
l'aspetto di un pesce. Venezia risente del clima della pianura padana,
per la vicinanza al mare mitigato nelle temperature minime invernali (3°C media)
e nelle massime estive (24°C media).
Si può considerare un clima di
transizione tra il subtropicale ed il mediterraneo. Piovosità primaverile e
autunnale, frequenti i temporali estivi.
Difficilmente nevica a
Venezia ma in inverno spesso gelano le parti più interne della laguna.
L'elevata umidità provoca nebbie nei mesi freddi ed afa in quelli caldi.
I
venti principali sono la Bora (NE) dominante nei mesi invernali e primaverili,
lo Scirocco (SE) in estate e, meno frequente, il Garbìn o Libeccio
(SW).
L'inquinamento dell'aria è un problema ben conosciuto e che coinvolge
tutta l'area della pianura padana, anche se è praticamente inesistente il
traffico veicolare nella città storica si registrano gli stessi livelli di
particolato Pm10 che si registrano sulla terraferma. Il polo petrolchimico di
Marghera genera una emissione di inquinanti nell'aria e nell'acqua della
laguna.
Una recente indagine ha rilevato le quantità per una serie di
sostanze emesse in atmosfera distinte per settore di attività, leggiamo che in
un anno (dati relativi al 1999) vengono emesse 23.000 tonnellate di ossidi di
azoto, 27.000 t. di ossidi di zolfo, 1500 t. di particelle sospese e ancora
metalli come 9 t. di ferro, 3 t. di rame, 1, 5 t. di piombo e così via.
Se in un
primo tempo, all'inizio del '900, il polo industriale era visto come fonte di
progresso e di benessere economico, nel corso dei decenni nella popolazione si è
sviluppato un atteggiamento sempre più critico, fino a sfociare nel celebre, e
tormentato, mega processo al petrolchimico che ha visto fronteggiarsi come parte
civile i lavoratori e familiari di lavoratori del petrolchimico, le autorità
civili (tra queste la Regione Veneto, la Provincia ed il Comune di Venezia
insieme alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell'Ambiente) associazioni
ambientaliste e sindacali contro ventotto imputati e responsabili civili le
maggiori aziende chimiche (Edison, Enichem, Eni e Montefibre), il processo si è
chiuso nel maggio del 2006 con la sentenza di Cassazione.
La Vongola
filippina (Tapes philippinarum), differente dalla Vongola verace italiana (Tapes
decussatus), detta in veneziano caparozzolo, introdotta nel mediterraneo negli
anni settanta e recentemente diffusasi in laguna, ha influito sulle forme di
pesca tradizionale, la pesca del novellame e la pesca della moeca; la moeca è il
granchio in una fase dello sviluppo (ovvero, durante il cambiamento della muta)
in cui mancano parti dure ed è completamente molle, è una prelibatezza
gastronomica e la sua pesca, compiuta ormai da pochi, si svolge secondo una
tecnica immutata da secoli, trasmessa di padre in figlio e che richiede una
decina di anni per la formazione del pescatore.
Negli ultimi anni
si sono verificati episodi di criminalità legati alla pesca illegale di
vongole in terreni inquinati.
Con il termine di acqua alta sono indicati
nella laguna di Venezia picchi di marea particolarmente pronunciati, tali da
provocare allagamenti nell'area urbana.
Il fenomeno è frequente soprattutto
nel periodo autunnale-primaverile, quando l'alta marea arriva ad allagare buona
parte della città rendendo difficili gli spostamenti per calli e campi Il
fenomeno dell'acqua alta è generato dalla combinazione di due fattori
principali: un contributo astronomico che crea l'alternarsi regolare delle maree
ed una causa meteorologica, l'ondata di bufera (storm surge in inglese),
composta dalla combinazione di vento e pressione atmosferica sulla massa marina;
l'alta marea da sola non genera l'acqua alta, è l'ondata di bufera che
combinandosi con gli eventi di alta marea porta il livello dell'acqua ad alzarsi
oltre i livelli normali ed in modo molto meno prevedibile.
Il
rialzo dell'acqua oltre il livello di marea è un fenomeno normale in un
bacino chiuso come il mare Adriatico ed il vento che lo favorisce non è tanto la
Bora comune a Venezia ma lo Scirocco che agisce in senso longitudinale su tutta
la massa d'acqua dell'Adriatico.
L'apertura delle
bocche di porto, aumentando i canali di scambio d'acqua tra laguna e mare, ha
amplificato il fenomeno che nel passato era un evento straordinario per la
città. In caso sia prevista "acqua alta", la città è dotata di un sistema di
segnalazione in grado di informare gli abitanti con un certo anticipo attraverso
comunicazioni telefoniche e sirene, per permettere di predisporre in tempo
l'occorrente per fronteggiare l'evento.
Nei periodi di maggior frequenza del
fenomeno a cura dell'Amministrazione Comunale è attivo un sistema di passerelle,
ovvero di tavole di legno appoggiate su supporti in ferro che creano percorsi
"asciutti" lungo i principali itinerari della città. Tali supporti sono
garantiti fino ad un livello di marea di +120 cm, oltre i quali vengono rimossi
in quanto alcuni tratti di "passerelle" inizierebbero a galleggiare.
Quando
l'acqua supera i +95 cm alcune linee di navigazione pubblica vengono limitate
e/o deviate, in quanto i mezzi non sono più in grado di passare sotto il Ponte
delle guglie, il Ponte dei Tre Archi ed il ponte ferroviario che scavalca il
canale di Scomenzera.
Se la marea raggiunge livelli più elevati, sono
previste ulteriori riduzioni del servizio, fino al blocco totale dovuto
all'impraticabilità degli imbarcaderi, ossia i pontoni galleggianti che
costituiscono le fermate.
Per contrastare il fenomeno
dell'acqua alta ecco il progetto "MoSE" che nell'intenzione dei
progettisti permetterà la riduzione delle acque alte eccezionali grazie a
barriere mobili costituite da un numero variabile di paratoie ancorate sul fondo
delle bocche di porto della laguna, che verranno fatte emergere in caso di
bisogno attraverso un sistema pneumatico che immettendovi l'aria ed espellendo
l'acqua le porterà a galleggiare sfruttando il principio di Archimede.
Le
paratoie non hanno pertanto la funzione di isolare la laguna dal mare, ma
piuttosto quella di rallentare in modo cospicuo la velocità della corrente della
marea entrante, in attesa del passaggio del picco. La fine dei lavori è prevista
per il 2011.
Benché molte fonti riportino una precisa serie di frazioni di
Venezia (Burano, Chirignago, Favaro Veneto, Giudecca, Lido, Marghera, Mestre,
Murano, Zelarino), di fatto il comune non riconosce alcun centro abitato con
questo titolo, come è infatti riportato nello stesso statuto comunale che parla
invece di municipalità.
In realtà, il territorio veneziano è
partito in numerosi centri di dimensioni più o meno grandi i quali
mantengono ancora una certa specificità nei confronti sia del centro storico
sia, talvolta, della conurbazione di Mestre, Malcontenta, Fusina.
La laguna
veneta si forma nel 800 a.C. circa da un precedente ambiente fluvio palustre, si
suppone che in tale ambiente vi fossero insediamenti umani per la facilità di
caccia e pesca.
La laguna veneta, prima dei Romani, era già abitata da
genti dedite alla pesca, alla produzione del sale, ai trasporti marittimi e alle
altre attività mercantili connesse. Era snodo di intensi traffici commerciali
che collegavano l'Adriatico con il centro e nord Europa.
È certa
l'origine romana di Chioggia, come di una più vasta centuriazione di tutta la
fascia lagunare verificabile ora da foto al satellite.
Nella stessa epoca era
abitata Torcello ed Altino sulla strada che da Padova portava ad Aquileia.
Secondo la Chronica Altinate scritta intorno al 1000 d.C., il primo insediamento
a Venezia sulla Riva Alta (Rialto) avvenne il 25 marzo del 421 con la
consacrazione della chiesa di San Giacometo a Rialto, sulle rive del profondo
canale navigabile oggi Canal Grande.
Gli abitanti della
terraferma vi cercarono rifugio con le invasioni barbariche
che si succedettero dal V secolo, in particolare quella unna del 421. Nel VI
secolo, sotto lo stabile governo del Regno degli Ostrogoti.
Cassiodoro ci dà
un dettagliato quadro della vita in laguna di quei tempi. Riuniti assieme con
tutta l'Italia all'impero con la prammatica sanzione di Giustiniano del 554, i
territori della Venetia sono nuovamente travolti sotto la spinta dell'invasione
longobarda del 568, che vede il Patriarca di Aquileia rifugiarsi nella laguna di
Grado, Rialto e gli altri insediamenti costieri popolarsi di profughi che
abbandonano l'entroterra.
Eretta nel 697 la Venezia a ducato
dipendente dall'Esarcato di Ravenna, con capitale prima ad Eracliana,
quindi Metamauco, a seguito della tentata invasione franca di Pipino
(Carlomanno), nell'821 la più sicura Rialto diviene capitale del Ducato di
Venezia, assumendo nel tempo il nome stesso del territorio e dello stato e
diventando definitivamente Venezia.
La vicinanza con l'Impero Franco, il
rapporto privilegiato con l'oriente Bizantino e contemporaneamente la distanza
da Costantinopoli ne fece uno dei principali porti di scambio tra l'occidente e
l'oriente, permettendo lo sviluppo di una classe mercantile dinamica ed
intraprendente che nel corso di quattro secoli circa trasforma la città da
remoto insediamento e avanposto imperiale a potenza padrona dei mari.
Dalla
conquista della Dalmazia con la spedizione di Pietro II Orseolo nel Mille sino
alla Quarta Crociata, con conquista e il saccheggio della capitale bizantina,
sotto la guida Enrico Dandolo, e alla fondazione dell'impero
coloniale.
Venezia è annoverata fra le Repubbliche
marinare, insieme a Genova, Pisa e Amalfi, a ricordo di ciò il leone di
San Marco, emblema della Serenissima, appare
nelle insegne marine della bandiera italiana.
Il capo del
governo era il Doge (dal latino dux), il quale vide, col passare del
tempo, il suo potere sempre più vincolato da nuovi organi
istituzionali.
Molti Dogi, soprattutto prima dell'anno mille, si videro
costretti a prendere i voti perché i cittadini li reputavano troppo bramosi di
potere: alcuni vennero anche uccisi o abbacinati.
All'apice della sua
potenza, nel XIII secolo, Venezia dominava gran parte delle coste
dell'Adriatico, regioni quali la Dalmazia, l'Istria, molte delle isole
dell'Egeo, Creta, Cipro, Corfù, ed era la principale potenza militare e tra le
principali forze mercantili nel Medio oriente. Nel XV secolo il territorio della
Repubblica si estendeva da Brescia all'Istria, e da parte dell'attuale provincia
di Belluno, al polesine veneto.
Nel XVIII secolo Venezia fu tra
le città più raffinate d'Europa, con una forte influenza sull'arte,
l'architettura e la letteratura del tempo. Il territorio della Repubblica Veneta
comprendeva Veneto, Istria, Dalmazia, Cattaro e parte della Lombardia.
Dopo
oltre 1000 anni d'indipendenza, il 12 maggio 1797 il doge Ludovico Manin e il
Maggior Consiglio vennero costretti da Napoleone ad abdicare, per proclamare il
"Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia". Con il Trattato di
Campoformio tra francesi ed austriaci, il 17 ottobre 1797 la "Municipalità di
Venezia" cessò di esistere e furono ceduti all'Austria il Veneto, l'Istria, la
Dalmazia e le Bocche di Cattaro, che andarono a formare la "Provincia veneta"
dell'Impero Austro-Ungarico sotto Francesco II: gli Austriaci entrarono in città
il 18 gennaio 1798. Nel 1848 partecipò attivamente ai moti rivoluzionari, sotto
l'iniziativa di Daniele Manin. Nel 1866 entrò a far parte del Regno
d'Italia
Nel 1866 vi fu il plebiscito che vide vincere
il sì all'annessione all'Italia col 99, 9% dei voti favorevoli
dell'elettorato attivo (come riportato dalle fonti).
Venezia (e
varianti: Venédia-Venétia-Venésia-Venéxia-Vinegia) significa luogo, o
terra, o città dei Veneti.
Nella suddivisione amministrativa augustea
dell'Italia del 7 d.C. il termine Venetia, insieme ad Histria indicava la X
regione.
I Bizantini chiamavano (Venetikà) in greco la Venetia maritima,
fascia costiera da Chioggia a Grado. A sua volta il nome latino deriva
dall'etnico Veneti, attestato per diverse popolazioni antiche (oltre a quelle
stanziate in Veneto, l'etnico compare in Asia Minore, in Illiria, in Bretagna e
nel Lazio), che deriverebbe dall'indoeuropeo *wenet- ", indicante i
conquistatori indoeuropei (secondo il Devoto); invece secondo le recenti e
discusse tesi di Semerano, il termine "Veneti" deriverebbe dall'accadico enu e
dal semitico ain ("fiume" ma anche "sorgente"), con il significato di "abitanti
accanto al fiume o alla sorgente".
Il termine è attestato come Venetkens
(genti venete) in una lunga iscrizione in lingua venetica, su una stele
paleoveneta ritrovata di recente a Villa Guiccioli di Isola Vicentina e
conservata presso il Museo Archeologico di Vicenza. Una particolarità del nome
latino di Venezia è che esso è un pluralia tantum, si declina cioè al plurale
Venetiae e non Venetia; questo forse perché la città veniva concepita come
l'unione di più centri sorti sulle diverse isolette e poi fusisi insieme, o
comunque costituita da una pluralità di elementi.
Un meccanismo, questo,
analogo a quanto avvenuto per i nomi di altre città, come Atene (Athénai; lat.:
Athenae), perché costituita di più circoscrizioni, i demi.
Nei
documenti antichi la regione compariva al singolare "Venetia" ("Venetia
et Histria", "Venetia Maritima"), ma quando ci si riferiva alla città si
ricorreva invece al plurale: "Venetiarum Civitas", "Venetiarum ResPublica",
"Venetiarum Patriarcha". Per una corretta lettura del grafico a fianco, è
da segnalare
che il 2 aprile 1999, dopo un voto referendario, è stato istituito il Comune di
Cavallino-Treporti mediante lo scorporo del litorale a nord-est del centro
storico.
Pertanto a partire da quella data gli abitanti di Cavallino-Treporti
(11.824 nel 2001) non rientrano più nel computo di quelli del Comune di Venezia.
L'età media della popolazione si attesta sui 47,10 anni di età.
In questo
senso, la differenza tra estuario (centro storico compreso) e terraferma non è
più marcata come un tempo, visto che ora anche Mestre e Marghera (meno gli altri
sobborghi) si stanno notevolmente spopolando, fenomeno che interessa sin dagli
anni novanta un po' tutte le metropoli italiane.
Costante è
l'invecchiamento della popolazione, nel 2006 si sono contati 2.094 nati vivi
(7,8‰) e 3.265 morti (12,3‰), per un saldo naturale di -1.216 unità
(-4,5‰).
Mediamente, si hanno 2,1 componenti per famiglia. In 55 anni
(1951-2006) il centro storico ha perso il 65 % circa della popolazione. Sempre
nel 1951, la proporzione tra centro storico, estuario e terraferma era di
55:14:21, nel 2006 di 23:11:66.
Gli stranieri residenti, alla fine del 2006,
erano 16.959 (il 6,3%).
Il cuore della città di Venezia è Piazza
San Marco, per definizione l'unica a
meritarsi il nome di piazza: le altre piazze sono chiamate infatti "campi" o
"campielli".
La Basilica di San Marco appare al centro della piazza,
colorata d'oro e rivestita da mosaici che raccontano la storia di Venezia,
assieme ai meravigliosi bassorilievi che raffigurano i mesi dell'anno. Sopra la
porta principale, i quattro cavalli bronzei di Costantinopoli, (sono copie: gli
originali sono nel museo di San Marco) ricordano la quarta Crociata del
1204. La sua forma a croce greca è sovrastata da cinque enormi cupole.
È la
terza Basilica dedicata a San Marco Evangelista che sorge in questo
luogo: le prime due andarono distrutte. Pare che questa versione sia stata
ispirata dalla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. L'interno è
rivestito di mosaici a fondo oro che raffigurano passi biblici e
allegorici.
Inizialmente, era la cappella dei Dogi della Repubblica di
Venezia.
Il Palazzo Ducale sorge a fianco della
Basilica: a unirli, la Porta della Carta, meravigliosa opera di
Bartolomeo Bon, che oggi è l'uscita del museo di Palazzo Ducale. L'ingresso
principale è sul lato che guarda alla laguna. Sede del governo della
Serenissima, è stato costruito nel XV secolo con marmi d'Istria.
Qui sorgeva
un castello, poi dato alle fiamme per far uscire Pietro IV Candiano che vi aveva
trovato rifugio durante una sommossa.
Ora il Palazzo è un museo, con opere
dei migliori artisti veneziani: la Biblioteca Sansovina, che si trova al suo
interno, ospita delle mostre temporanee. Da vedere la Sala del Maggior
Consiglio, che per secoli fu la più grande sede di governo del mondo, il Ponte
dei Sospiri, le carceri e i Piombi.
Di fronte al Palazzo Ducale
sorge il campanile di San Marco: costruito nel 1173 come
faro per i naviganti, fu restaurato da Bartolomeo Bon nel XV secolo. Crollò il
14 luglio 1902 e venne interamente ricostruito.
La loggetta in marmo rosso di
Verona è un'opera di Jacopo Sansovino, e su di essa si trovano i bassorilievi
che raffigurano allegorie con le imprese della Repubblica del Leone. Un altro
simbolo della città è il Ponte di Rialto: opera di Antonio Da Ponte, sorse nel
1591.
Costituiva l'unico modo di attraversare il Canal Grande a piedi:
infatti, rimase l'unico ponte fino al 1854, quando fu costruito il Ponte
dell'Accademia. Sui lati del corpo centrale si trovano negozi di lusso mentre,
alla fine del ponte, nel sestiere di San Polo, la pittoresca pescheria e la
chiesa di San Giacomo di Rialto.
Altri importanti monumenti veneziani sono
l'Arsenale, la chiesa di Santa Maria della Salute, la basilica di Santa Maria
gloriosa dei Frari, le sinagoghe del Ghetto. I canali principali della città
sono il Canal Grande ed il Canale della Giudecca.
Il primo taglia in due la
città tracciando una "S", il secondo separa il centro storico propriamente detto
dall'isola della Giudecca.
Venezia è città d'arte per
eccellenza ma deve molta delle sua fama nel mondo al semplice fatto di
essere città d'acqua, con canali al posto delle strade, presa come modello di
paragone nel mondo per esempio da Amsterdam che viene detta la Venezia del Nord
oppure in Cina dove Suzhou è apostrofata la Venezia dell'Est.
Ancora la
Little Venice londinese, chiamata così per la presenza di canali, o lo stato del
Venezuela battezzato in tal modo da Amerigo Vespucci a causa dei villaggi di
palafitte.
La conformazione ed il terreno su cui sorge Venezia hanno
richiesto la soluzione a diversi problemi nella costruzione degli edifici e
nell'urbanistica della città.
L'equilibrio della laguna, risente
dell'apporto di sedimenti e di acqua dolce dai fiumi, dell'invasione
dell'acqua marina in base alle maree e al vento ed ha reso necessario
l'attento controllo del regime delle acque nel corso dei secoli, in ciò Venezia
è stata maestra nel passato modellando la laguna con interventi idraulici e di
gestione ambientale e trovando un equilibrio tra laguna e città.
ale
equilibrio si è rotto nell'ultimo secolo a causa dell'intervento umano portando
all'aggravamento del fenomeno dell'acqua alta.
Il progetto "MoSE", ormai
deciso da parte del Governo Nazionale per salvare Venezia dalle acque alte è
contestato da alcuni ambienti cittadini.
Il veneziano più
conosciuto al mondo è Marco Polo (1254 - 1324) che non scrisse ma d
ettò il Milione,
divenuta l'opera più famosa per la conoscenza del mondo asiatico e della Cina
nell'Europa del Medioevo.
Se Torino rivendica essere la culla del cinema in
Italia ed ospita il Museo Nazionale del Cinema all'interno del proprio monumento
simbolo e se Roma con Cinecittà ha prodotto Il Cinema Italiano famoso nel
mondo, Venezia è indiscutibilmente la vetrina internazionale con la Mostra
internazionale d'arte cinematografica di Venezia che è il festival italiano del
cinema, ed il Leone d'Oro, il premio che vi si conferisce, ha reputazione pari
alla Palma d'oro del festival di Cannes e all'Orso d'oro del festival di
Berlino.
La cucina veneziana è ovviamente caratterizzata da
pescato ma non solo: i prodotti degli orti delle isole, il riso della
terraferma, la cacciagione, la pesca nell'alto adriatico, la polenta. Venezia
mescola tradizioni locali a influenze lontanissime che vengono dai millenari
contatti commerciali. Le sarde in saor, sarde marinate in grado di conservarsi
nelle lunghe navigazioni, i risi e bisi, il fegato alla veneziana, i
cicchetti bocconcini raffinati e prelibati, antipasti o da gustarsi tutto il
giorno con un bicchierino di prosecco.
Non solo: Venezia è famosa per
l'anguilla marinata (in veneziano bisàto), per i biscotti ovali e dorati
chiamati baicoli, e per i vari tipi di dolci come il "pan del pescatore", con
mandorle e pistacchi, la crema fritta veneziana o i bussolai biscotti al burro e
pasta frolla fatti ad "S" tipici dell'isola di Burano (da cui deriva il nome), i
crostoli dette anche le chiacchiere, o bugie, o galani, la fregolotta (una torta
friabile alle mandorle), il budino di latte chiamato rosada, e i biscotti di
semolino giallo chiamati zaléti.
2. San Marco Evangelista
San
Marco Evangelista, autore del vangelo secondo Marco, fu discepolo
dell'apostolo Paolo, e in seguito di Pietro.È venerato come santo da varie Chiese cristiane, tra cui quella cattolica, quella ortodossa e quella copta, che lo considera proprio patriarca.
San Marco Nacque in Palestina sotto l'imperatore Augusto. Poco o nulla si sa della sua giovinezza e della sua famiglia.
Dal Nuovo Testamento, unica fonte di informazioni su di lui, sappiamo che era cugino di Barnaba (lettera ai Colossesi 4,10) e che quindi era ebreo di stirpe levitica.
Negli Atti degli Apostoli abbiamo un primo riferimento preciso su di lui nell'episodio in cui si descrive la liberazione "miracolosa" di Pietro dalla prigione. Secondo il brano sua madre si chiamava Maria e che a quel tempo abitava a Gerusalemme.
Si nota anche che Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo, quello ebreo era Giovanni. Fatto che a quel tempo era abbastanza comune tra gli israeliti. Basti ricordare Paolo che viene indicato anche con il nome di Saulo.
In altri passi degli atti viene chiamato o con il nome di Giovanni o con quello di Marco o con entrambi.
Non si sa se conobbe direttamente Gesù poiché questa informazione non ci è pervenuta da nessuna fonte. Ma se abitava a quel tempo a Gerusalemme deve aver perlomeno sentito parlare di Lui.
Di sicuro sappiamo che pochi anni dopo la morte del maestro, gli apostoli e i discepoli si riunivano a casa di sua madre. Il fatto che sia l'unico evangelista a menzionare la fuga di un giovinetto che seguiva da lontano gli avvenimenti della cattura di Cristo nell'orto degli ulivi, (Marco 14,1.51.52).
Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo; fa supporre fondatamente che sia egli stesso questo giovinetto.
Apprendiamo che si trovava con lui a Babilonia (che, nel linguaggio dei primi cristiani, indicava la Roma pagana ed idolatra).
La basilica romana di San Marco testimonia la presenza di Marco a Roma, visto che, secondo una tradizione, fu eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui risiedette l'evangelista nel suo soggiorno nella Capitale dell'Impero.
Essa si trova proprio di fronte al Campidoglio, nel centro dell'antica Roma, e non come l'abitazione di Paolo, nel ghetto ebraico sulla sponda del Tevere.
Secondo Eusebio, Pietro e Marco giunsero a Roma per la prima volta "al principio del Regno di Claudio" (Hist. eccl., II, 14.6) e, quindi, nel 41 d.C. Il fatto che Pietro, nella sua lettera, chiami il nostro Evangelista come mio figlio fa pensare che debba aver ricevuto il battesimo dallo stesso Principe degli Apostoli. San Marco trascinato nella Sinagoga, opera di Giovanni di Niccolò Mansueti, 1499, Vaduz, Fürstlich Lichtensteinische Gemäldegalerie. Dagli Atti apprendiamo che partì insieme a Paolo e a suo cugino per Antiochia. Viene indicato come aiutante di Paolo quando egli predicava a Salamina (Cipro) (Atti 13,5).
Marco abbandona inizialmente Paolo, forse spaventato dalle tremende fatiche degli spostamenti dell'apostolo o dalla crescente ostilità che lo stesso incontrava. "Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme " (Atti 13,13).
In seguito alla sua defezione Paolo, partendo per consolidare le chiese della Siria e della Cilicia, si scelse come compagno Sila mentre Marco partì con suo cugino per Cipro (Atti 15,37.41) Questo accadde nel 52.
Negli Atti queste sono le ultime indicazioni che troviamo dell'evangelista.
In seguito Paolo ritroviamo Marco di nuovo a fianco dell'apostolo a Roma nel 62-64, ne abbiamo notizia da una lettera di Paolo: "Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione" (Colossesi 4,10ss) Qualche anno più tardi lo ritroviamo in compagnia di Pietro che lo cita nella sua prima lettera come indicato in precedenza. Questo dimostra la sua grande attività svolta negli anni cinquanta non solo a Cipro.
Forse rientrò in oriente prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64, ma Paolo nel 66 lo rivolle con sé. Come indicato nella sua lettera a Timoteo: "Affrettati a venire da me al più presto... Solo Luca è con me.
Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero" (2Tim 4,9-11) Dopo la morte a Roma del principe degli Apostoli, non vi sono più notizie certe su Marco.
La tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria che lo vuole come suo primo vescovo. Altra tradizione vuole che Marco - prima di rientrare in Egitto - fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia - capoluogo della X Regio Venetia et Histria - per curare l'evangelizzazione dell'area nord-est.
A Marco si deve la scelta dei primi Vescovi della Chiesa-madre di Aquileia (Ermagora e Fortunato) dalla quale deriverà, in tempi e per complesse vicende successive, il titolo del Patriarca di Grado poi assorbito da Venezia.
Nella Basilica di Aquileia (la cui cripta è affrescata con il ciclo
della Predicazione di S. Marco)e poi nella sede patriarcale di Cividale del
Friuli si conservava il "Vangelo di S. Marco", attribuito dalla tradizione alla
stessa mano dell'Evangelista.Il testo (in realtà tardivo) è denominato "Evangelarium Forojuliense" ed è oggi ripartito in tre parti: una conservata nel Museo archeologico nazionale di Cividale; la seconda nell'Archivio Capitolare del Duomo di Praga (dono del Patriarca di Aquileia Nicola di Lussemburgo al fratellastro Carlo IV, Sacro Romano Imperatore nel XIV secolo); la terza nella Biblioteca Marciana di Venezia (ambita preda di guerra dopo la conquista del Friuli da parte della Serenissima nel 1420).
Non vi sono notizie certe su dove, come e quando Marco morì. Eusebio sostiene che la sua morte sia avvenuta ad Alessandria, dove venne ucciso facendo trascinare il suo corpo per la città, questa versione dei fatti viene riportata anche nella Legenda Aurea.
Le sue spoglie vengono trafugate da mercanti veneziani nell'828 a Venezia dove pochi anni dopo verrà dato inizio alla costruzione della Basilica che ancora oggi ospita le sue reliquie.
Un frammento di esse è conservato nella Chiesa di S. Marco in Città a Cortona, ridente cittadina toscana, che condivide con Venezia lo stemma comunale del leone alato ed il patronato.
La raffigurazione di san Marco compare sin dalla prima arte cristiana, assieme a quella degli altri Evangelisti.
San Girolamo associò i quattro Evangelisti ai simboli del "tetramorfo" che compaiono nelle profezie di Ezechiele, riprese poi nelle visioni dell'Apocalisse: "Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola; i quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi".
Nell'iconografia dell'inizio del V secolo - come si osserva ad esempio nei mosaici della Basilica di Santa Pudenziana a Roma - furono tali simboli che ad essere rappresentati al posto dei quattro santi: san Marco vi appare come leone alato.
Già nell'arte bizantina, tuttavia, alcuni mosaici - ad esempio in quelli di san Vitale a Ravenna - raffiguravano i quattro Evangelisti in forma umana, con in mano il Vangelo e con a fianco i loro simboli.
Tale iconografia divenne diffusissima nell'arte romanica, poi in quella gotica. Nelle chiese di tale periodo i quattro santi vennero molto spesso effigiati nelle vele delle volte a crociera, seduti allo scrittoio, intenti alla stesura dei vangeli; talvolta si affiancano ad essi i quattro Dottori della Chiesa.
Troviamo anche talvolta (ad es. nei bassorilievi che ornano il Battistero di Parma) la raffigurazione dei quattro santi in forme mostruose, ove su un corpo umano alato si erge la testa del loro simbolo.
Le figure degli Evangelisti compaiono poi nelle rappresentazione degli Apostoli che troviamo in ogni espressione dell'arte sacra. Alcune pale d'altare esprimono una speciale devozione per san Marco, come la celebre tela di Tiziano raffigurante San Marco in Trono nella chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia. La narrazione della vita dei santi costituì come noto un impegno costante dell'arte sacra.
Di San Marco, patrono di Venezia, troviamo raffigurate scene della sua vita già nei mosaici della Basilica di San Marco (sec. XIII). Nel periodo rinascimentale, gli episodi narrati nella "Leggenda Aurea" divennero soggetto per numerosi capolavori eseguiti da artisti della scuola veneta.
Non si può non ricordare almeno la grande tela di Gentile e Giovanni Bellini raffigurante La predica di san Marco ad Alessandria, ed anche le quattro tele di Tintoretto eseguite per la Scuola di San Marco a Venezia ed aventi per soggetto Il Miracolo di San Marco che libera uno schiavo, San Marco salva un saraceno da un naufragio, Il trafugamento del corpo di San Marco, Il ritrovamento del corpo di San Marco.
Tutti e quattro gli Evangelisti hanno un simbolo che generalmente viene raffigurato vicino al Santo nelle pitture e nelle sculture. Tali simboli sono associati al Vangelo del Santo.
Il simbolo di san Marco è il leone alato, perché inizia il suo Vangelo con la voce di san Giovanni Battista che, nel deserto, si eleva simile a un ruggito, preannunciando agli uomini la venuta del Cristo. Il leone di san Marco viene rappresentato in più modi: "andante", cioè in piedi sulle quattro zampe, come se camminasse, e con un libro aperto sotto una zampa con su scritto Pax Tibi Marce Evangelista Meus; oppure in "moleca", cioè rannicchiato.
San Marco Evangelista è il patrono di Venezia e la Serenissima ha assunto il leone di San Marco come proprio simbolo. Per Venezia, anche il libro diventava un simbolo: di pace, quando era rappresentato aperto, di guerra, quando era rappresentato chiuso.
Sempre in tempo di guerra il leone poteva essere rappresentato senza il libro, bensì con una spada. Esiste un unico caso in cui sono presenti spada e libro contemporaneamente.
Il culto di San Marco è estremamente diffuso e capillare tra le Chiese cristiane. Centrale per le chiese orientali d'Egitto, derivate dall'antico patriarcato di Alessandria, per i patriarcati italiani, oggi soppressi, di Aquileia e di Grado e per il patriarcato di Venezia, nella cui chiesa cattedrale, la basilica di San Marco, è tutt'ora conservato il corpo del Santo.
La memoria religiosa è il 25 aprile, in occasione della ricorrenza del martirio. Nell'antica Repubblica di Venezia, tuttavia erano dedicati a San Marco anche il 31 gennaio, ricordo della traslazione a Venezia delle reliquie, e il 25 giugno, data del rinvenimento, nel 1094, del luogo in cui esse erano state occultate.
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