Roma

1. La Città

Roma, la Città EternaRoma è la capitale della Repubblica Italiana, nonché il capoluogo della Regione Lazio e della provincia di Roma.
Con i suoi oltre 2.700.000 abitanti distribuiti su una superficie di 1.285 km², è il comune più popoloso e più esteso d'Italia. Roma è una tra mete le più frequentate del turismo mondiale: oltre 26 milioni di presenze nel 2007.

La sua grande popolarità è alla sua millenaria storia la capitale dell'Impero Romano ed al fatto di essere il cuore della cristianità cattolica.
Il suo centro storico, sovrapposizione di testimonianze di quasi tre millenni, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Roma sorge sulle rive del fiume Tevere; l'abitato originario si sviluppò sulle colline che fronteggiano l'ansa nella quale sorge l'isola Tiberina, il solo guado naturale del fiume.
Il nucleo centrale e storico della città è costituito dai famosi sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio. La città è attraversata anche da un altro fiume, l'Aniene (detto anche Teverone), che confluisce nel Tevere nella zona settentrionale dell'odierno territorio urbano.

Il territorio su cui è sorta ha una storia geologicamente complessa: il substrato recente è costituito dal materiale piroclastico prodotto dai vulcani, ormai spenti, che cingono l'area della città a sud-est, il Vulcano Laziale negli attuali Colli Albani, ed a nord-ovest, i Monti Sabatini, tra seicentomila e trecentomila anni fa.
Da questi depositi si formano gran parte dei rilievi collinari dell'area, compresi i sette colli.
Successivamente l'attività fluviale del Tevere e dell'Aniene contribuì all'erosione dei rilievi e alla sedimentazione, caratterizzando il territorio attuale. Oltre ai sette colli storici, nella città odierna sono compresi diversi altri rilievi, fra cui Monte Mario, il Gianicolo, il Pincio, i Monti Parioli, Monte Sacro e Monteverde.

Roma gode di un tipico clima mediterraneo.
Con i suoi oltre 2.700.000 abitanti è il comune più popoloso d'Italia. Nel contesto dell'Unione europea, il comune di Roma si colloca al quarto posto in termini di popolazione, dopo Londra, Berlino e Madrid. Il territorio comunale si estende su una superficie di 1.285 km² ed è il più vasto d'Italia.

Il Comune di Roma governa un'area equiparabile alle province di Milano o Napoli, ed è sei volte superiore ai territori di queste città.
Roma, Altare della PatriaL'area metropolitana di Roma si estende su una superficie di 3.666,7 km² e conta oltre 3,7 milioni di abitanti.
La densità abitativa tuttavia non è elevatissima e nel territorio comunale si alternano aree fortemente urbanizzate ad altre destinate a parchi, riserve naturali e all'agricoltura. La provincia di Roma è una delle più vaste d'Italia: si estende per 5.352 km²; le sue dimensioni sono paragonabili a quelle della Liguria.

Fondata secondo la tradizione il 21 aprile del 753 a.C. da Romolo e Remo, Roma ha ricoperto un ruolo fondamentale in Italia e in Europa nel corso della sua storia quasi trimillenaria (i primi insediamenti risalirebbero al X secolo a.C.).
Caput mundi durante l'epoca romana, ovvero capitale del mondo allora conosciuto, e punto di riferimento politico e spirituale di livello internazionale fino ai nostri giorni, Roma è sede del papato (dal II secolo, tanto da essere considerata oltre che caput mundi anche caput fidei) e, dopo aver subito le dominazioni di Bisanzio, è stata capitale dello Stato della Chiesa (dall'VIII secolo), del Regno d'Italia (dal 1871), ed è quindi diventata capitale della Repubblica Italiana (nel 1946).

Roma iniziò ad avere caratteristiche urbane prima della dinastia etrusca dei Tarquini (fine del VII secolo). Attorno alla metà del VI secolo a.C., in età serviana, si calcola che Roma possedesse già una popolazione di almeno 30.000 abitanti che ne facevano uno dei più importanti centri della regione etrusco-laziale.
Meno di tre secoli più tardi, alla vigilia delle guerre puniche (270 a.C. circa), la città appariva già, con i suoi quasi 190.000 residenti, come una delle grandi metropoli del Mediterraneo occidentale, seconda, per popolazione alla sola Cartagine.

In tarda età repubblicana si trasformò nel più popoloso centro abitato del mondo Roma, Arco di trionfo(seconda metà del II secolo a.C.) e tale rimase per quasi tutta l'epoca imperiale, sicuramente fino al primo sacco ad opera dei Visigoti (410), ma forse anche oltre, fino cioè alla vigilia della conquista e del secondo saccheggio da parte dei Vandali quasi mezzo secolo più tardi, nel 455.
Nel II secolo si calcola che Roma fosse abitata da 1.200.000-1.700.000 residenti, stipati in circa 49.000 edifici (la maggior parte dei quali sviluppati su più piani). La città dovrà aspettare il censimento del 1951 per poter nuovamente raggiungere tali livelli demografici.
Ancora alla metà del V secolo la metropoli capitolina ospitava, all'interno delle proprie mura, ben 650.000 abitanti circa, ma il secondo sacco ad opera dei Vandali (455), molto più distruttivo e cruento del precedente (410) e gli anni di guerre e carestie che seguirono, ne decimarono in modo irreversibile la popolazione.
Nei primi decenni del VI secolo la collettività cittadina si attestava attorno alle 50.000 unità che si ridussero a circa 20.000 a seguito della guerra gotica che per quasi un ventennio devastò il Lazio e buona parte d'Italia (535-553). La popolazione romana si mantenne su tali livelli durante quasi tutta l'età medievale e solo nel corso del Rinascimento tornò a crescere.

Alla vigilia del sacco di Roma del 1527 la città aveva circa 85.000 abitanti, ridottisi della metà a seguito di tale luttuoso evento.

Rovine dell'antica RomaLa ripresa fu abbastanza rapida: nel 1600 Roma aveva raggiunto i 100.000 abitanti. L'incremento della popolazione tuttavia si attenuò nel corso del XVII e della prima metà del XVIII secolo: i 156.000 abitanti del 1750 testimoniano un tasso di crescita molto meno consistente di quello vissuto dalla città nel Cinquecento.
Tale modesto tasso si mantenne, con alti e bassi determinati da alcuni importanti eventi storici (fra cui in primo luogo l'invasione napoleonica), anche nei centoventi anni che seguirono, fino a quando cioè, Roma fu capitale dello Stato della Chiesa. Al momento dell'annessione di Roma al Regno d'Italia nel 1870, la città conobbe uno sviluppo tumultuoso: i 200.000 abitanti che aveva a tale data divennero 600.000 già alla fine del XIX secolo. Il milione di abitanti fu raggiunto e superato durante il periodo fascista.

Nel secondo dopoguerra Roma continuò a svilupparsi e ad incrementare la propria popolazione sull'onda del boom economico ed edilizio, che portò alla costruzione di numerosi quartieri periferici negli anni Cinquanta e Sessanta.
Con l'inizio degli anni anni Settanta la crescita demografica della città si è arrestata completamente, conoscendo anzi, nel trentennio che va dal 1971 al 2001, un lieve decremento.
È questo un fenomeno osservato in altri importanti nuclei urbani italiani ed europei dovuto in parte al crollo della natalità (non sufficientemente compensato dall'immigrazione) e in parte allo sviluppo di città satelliti, o dormitorio, situate al di fuori del territorio comunale.

Dei residenti nel comune, 199.417 sono di nazionalità straniera, il 7,4% del totale. Fra questi, le comunità più numerose sono quelle dalla Romania (31.362), dalle Filippine (24.009) e dalla Polonia (16.614).
Il dato relativo alla popolazione complessiva di Roma dell'ultimo censimento, al pari di quello di altri comuni italiani, si è rivelato errato, ed è stato sottoposto a rettifica, come risulta da un comunicato ufficiale ISTAT, stilato nel 2007, nel quale si precisa come gli abitanti residenti a Roma in data 21 ottobre 2001 non fossero 2.546.804, bensì 2.663.182.

Roma, Arco di Trionfo di CostantinoSi conferma  crescente la sua economia; la metropoli capitolina si è classificata alla venticinquesima posizione dello European Cities Monitor 2008 (la classifica delle miglori città d'affari in Europa) in salita di due posizioni rispetto al 2007.
Oltre ai servizi ed all'indotto generato dalla presenza delle funzioni amministrative, è l'edilizia a rappresentare il settore economico più importante della città; questa, ha da un lato comportato la crescita scriteriata e spesso abusiva delle periferie romane (dando luogo alla figura "professionale" del palazzinaro) e dall'altro favorito lo sviluppo di alcuni tra i più grossi gruppi nazionali del settore.

Naturalmente il turismo rappresenta una delle voci più importanti del bilancio cittadino, considerata l'offerta culturale della città.
Anche questo settore è in forte crescita: per il 2005 si sono stimate circa 19,5 milioni di presenze, con un aumento del 22,8% rispetto al dato del 2001.

La città è anche il centro di molte istituzioni finanziarie (banche ed assicurazioni), di centri di produzione televisiva e cinematografica (tra cui spicca la cittadella artistica di Cinecittà), dove hanno lavorato i principali registi italiani, ad esempio Federico Fellini, di aziende operanti nella moda e nella pubblicità.
La presenza di tre poli universitari pubblici (Università La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre), insieme ai dieci a carattere privato, ha favorito negli ultimi anni lo sviluppo di attività legate alla ricerca e ai servizi tecnologici avanzati.

Forse inaspettatamente, a Roma è presente una forte realtà industriale costituita di aziende medie e medio-piccole, che si è sviluppata intorno ad alcuni poli di sviluppo, come la via Tiburtina o Acilia.
Negli ultimi anni, con l'apertura del mercato delle telecomunicazioni, c'è stato altresì un notevole sviluppo delle aziende legate direttamente o indirettamente a questo settore che hanno spesso scelto Roma per l'insediamento delle loro sedi.
L'agricoltura e l'allevamento (soprattutto la pastorizia) stanno via via perdendo la loro importanza, stante la connotazione sempre più urbana assunta dal territorio comunale.

Ancor oggi non è infrequente trovare greggi pascolare nelle zone periferiche della città. Roma possiede una vivace e variegata vita notturna, al punto che l'Osservatorio della stampa estera l'ha incoronata capitale della vita notturna, superando ogni altra città italiana. In questo Roma è paragonabile ad altre capitali come Madrid o Parigi.
Il centro storico si presenta come il risultato del continuo sovrapporsi di testimonianze architettoniche ed urbanistiche di secoli diversi, in una compenetrazione unica e suggestiva che mostra il complesso rapporto che la città ha sempre instaurato con il proprio passato, in un alternarsi di sviluppi caotici, periodi di decadenza, rinascite e tentativi, in età contemporanea, di ammodernamento del tessuto urbano.
La formazione della città si può considerare conclusa con i grandi interventi urbanistici degli ultimi tre re di Roma, sotto i quali la città si sviluppa come centro urbano etrusco: in particolare la bonifica dell'area del Foro Romano mediante la costruzione della Cloaca Massima permise la creazione del centro politico, religioso e amministrativo della città, suddivisa in quattro regioni e dotata della prima cinta di mura. Dopo il 390 a.C., a seguito delle incursioni dei Galli, si ebbe la costruzione di una nuova cinta (le cosiddette mura serviane, in parte ancora visibili).

A partire dal II secolo a.C. si moltiplicarono le costruzioni di nuovi edifici, che Roma - Stadio Olimpicoprogressivamente venivano inseriti in piani urbanistici coerenti da parte dei personaggi che dominavano la storia politica e intendevano celebrare il proprio nome: del periodo repubblicano possiamo oggi ammirare, tra gli altri, i resti dell'area sacra di Largo Argentina e parte dei monumenti del Foro Romano.
Il fenomeno si accentuò ulteriormente nei primi due secoli dell'Impero romano ad opera degli imperatori, a partire da Augusto (Ara pacis, Mausoleo) che potrà affermare di aver trasformato una città di mattoni in una di marmo: tra il I ed il II secolo sorgono i Fori Imperiali, edifici pubblici grandiosi e splendidamente decorati come terme (le meglio conservate quelle di Caracalla), teatri (teatro di Marcello), anfiteatri (il Colosseo sotto Tito), templi (il Pantheon di Adriano), ricche residenze imperiali (Domus Aurea, palazzi imperiali del Palatino).

La crisi del III secolo vide un quasi completo arresto della grande attività edilizia, con le significative eccezioni della costruzione delle mura aureliane e delle prime catacombe cristiane. Una ripresa si ebbe in età tetrarchica: Diocleziano fa erigere le sue terme, Massenzio il circo all'inizio della via Appia ed inizia la costruzione della basilica che porta il suo nome nel foro, costruzione terminata da Costantino I; a questi è dovuto anche l'Arco di Costantino, che già presenta i caratteri artistici del tardo antico.

Con Costantino nel 313 inoltre il cristianesimo esce dalla clandestinità e l'arte paleocristiana esce dalle catacombe per esprimersi nella costruzione delle grandi basiliche: Basilica di San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme, costantiniane, e Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le mura nel V secolo.
Le chiese cristiane di Roma sono diverse centinaia e la loro storia si intreccia con la storia religiosa, sociale ed artistica della città.

Sono da segnalare le quattro basiliche patriarcali: la basilica di San Giovanni in Laterano, che è anche la cattedrale della città, la basilica di San Pietro in Vaticano, la basilica di San Paolo fuori le mura e la basilica di Santa Maria Maggiore.
Le quattro basiliche fanno parte del cosiddetto "giro delle sette chiese" che i pellegrini che giungevano a Roma dovevano compiere, tradizionalmente, a piedi ed in un unico giorno. Le altre tre chiese facenti parte di tale itinerario sono la basilica di San Lorenzo fuori le mura, la basilica di Santa Croce in Gerusalemme e la basilica di San Sebastiano fuori le mura.

La città di Roma, dalle origini, è sempre stata scenario di numerosi interventi urbanistici ed architettonici.
Negli anni centinaia di edifici teatrali, alcuni ancora operanti altri no, alcuni distrutti ed altri che hanno subito un cambio di destinazione d'uso sono stati costruiti e frequentati, regalando alla capitale una vasta scelta per quanto riguarda l'offerta teatrale.

2. San Pietro

S. Pietro, patrono della Chiesa UniversalePietro (Betsaida, ... - Roma, 67) fu uno dei dodici apostoli di Gesù.
Alias Simon Pietro, figlio di Giona (o Giovanni), era nativo di Betsaida, ma abitava a Cafarnao, paese che divenne in seguito centro della predicazione di Gesù.

Come suo fratello Andrea, Pietro esercitava il mestiere di pescatore sul lago di Galilea. Secondo il vangelo di Giovanni, Simon Pietro era in Giudea a seguito di Giovanni Battista e fu lì che, secondo lo stesso evangelista, ebbe la "chiamata" da parte di Gesù. Gesù gli proclama: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa".

Gesù indica i poteri conferiti a Simon Pietro: "A te darò le chiavi del Regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".
Le Chiavi di San PietroIl punto della discordia tra le varie confessioni cristiane è se e come tale primato debba valere anche per la chiesa successiva: " per i cattolici il vescovo di Roma, cioè il Papa, è l'unico successore di Pietro ed ha un primato su tutti gli altri vescovi; " per gli ortodossi ogni vescovo è successore di Pietro e ha il primato nella sua diocesi, mentre il vescovo di Roma è un vescovo come tutti; " per protestanti il primato si riferisce alla sola persona di Pietro ed è decaduto alla morte dell'apostolo.

Insieme a Giovanni, Pietro è chiamato ai preparativi del pranzo pasquale in cui Gesù istituì l'Eucaristia.
Gesù dichiarò a Simone che Satana spiava in loro la sua preda, ma che egli avrebbe pregato per loro. Gli predisse che avrebbe rinnegato il suo Maestro, ancora prima che il gallo cantasse: la sincerità di Pietro era totale, ma la forza gli sarebbe venuta meno.

Al momento dell'arresto di Gesù, San Pietro fu protagonista di un atto immortalato Giuda bacia Gesù e Pietro ferisce Malconella Cappella degli Scrovegni, a Padova.
Pietro, figura infatti in uno dei riquadri più celebri nella Cappella degli Scrovegni, ne' Il bacio di Giuda: sul fondale dei soldati agitano aste e fiaccole: innanzi i protagonisti (fra cui il sommo sacerdote il quale ha ordinato la cattura di Gesù) e Giuda che, dandogli un bacio, lo indica ai soldati. Si nota allora Pietro che taglia l'orecchio a Malco, servo del sacerdote, mentre un altro personaggio gli tira un lembo della veste.

Pietro, nonostante tutto, rinnegò il maestro e, dopo aver sentito che nello stesso istante il gallo aveva cantato, ricordandosi le predizioni di Gesù riguardo il suo tradimento, l'apostolo fuggì via piangendo.
Sin dai giorni immediatamente successivi all'Ascensione di Gesù, Pietro assunse il comando del piccolo gruppo degli apostoli.

Dopo la Pentecoste, Pietro fu investito di una nuova sicurezza nella fede e di un nuovo ascendente sulle folle: ora egli prendeva la parola con fermezza, attingendo largamente dalla Scrittura le allusioni ai tempi nuovi.
Pietro restituì la salute a uno storpio che chiedeva l'elemosina e poiché l'evento suscitò un grande concorso di popolo, Pietro da questo segno trasse profitto per annunciare la Buona Novella dichiarando che era stata la fede in Gesù ed essa sola, ad aver guarito lo zoppo.

Mentre Pietro parlava al popolo, con Giovanni al suo fianco, fu arrestato dai San Pietro era un pescatoresacerdoti e dai sadducei: vennero entrambi gettati in prigione perché era già tardi e sarebbero stati convocati davanti al Sinedrio solo l'indomani. Pietro allora, forte della sua fede, proclamò ancora che aveva guarito il paralitico solo nel nome di Gesù. I sinedriti ne furono sconcertati.
Essi decisero molto semplicemente di vietare a Pietro e Giovanni di prendere la parola e di insegnare in nome di Gesù, al che i due apostoli risposero che non potevano tacere.
Esaurito ogni argomento, e sentendosi impotenti davanti all'entusiasmo che si scatenava intorno al taumaturgo, i sinedriti lasciarono andare gli apostoli. I segni e i miracoli intanto si moltiplicavano.
Anania e sua moglie Saffira che avevano mentito ai cristiani, furono smascherati da Pietro e caddero morti ai suoi piedi L'ira del sommo sacerdote e dei sadducei si manifestò allora di nuovo: ciò che non avevano saputo ottenere con la persuasione lo avrebbero imposto con la forza e così Pietro e Giovanni vennero nuovamente arrestati.

Secondo le Scritture, un angelo li liberò durante la notte. Quando i loro persecutori li vollero convocare per interrogarli, appresero che i loro prigionieri erano nel Tempio, intenti a insegnare, li fecero ricondurre davanti a loro, ma, schiumanti di rabbia davanti alla tranquilla ostinazione dei due apostoli, furono calmati solo dall'intervento di Gamaliele.
Venuti a sapere che la Samaria aveva ormai molti cristiani in essa, grazie alla predicazione del diacono Filippo, gli apostoli mandarono ai nuovi convertiti Pietro e Giovanni che erano autorizzati a imporre le mani, perché ricevessero lo Spirito Santo.
Tra loro vi era Simon Mago, il cui nome sarà legato al peccato di "simonia" o commercio dei sacramenti.

Dopo aver sostato in Samaria, l'apostolo fece ritorno alla pianura costiera. Erode Agrippa I aveva cominciato una persecuzione contro i cristiani e fatto giustiziare Giacomo, fratello di Giovanni. Essendosi così acclamato il favore dei Sinedriti, Erode decise di fare arrestare anche Pietro. Ma nuovamente un angelo gli apparve in carcere, e svegliò il prigioniero, che obbedì come in sogno.
Soltanto una volta ritrovatosi in strada egli si rese conto di quanto era accaduto. Dopo questa liberazione Pietro uscì e si incamminò verso un altro luogo.

Gli Atti raccontano che l'apostolo fu costretto a partire da Gerusalemme per dirigersi a Roma a causa di Simon Mago, che aveva causato una terribile defezione nella comunità cristiana dell'Urbe, fondata da Paolo, e che si era acclamato quale nuovo figlio di Dio grazie ai suoi poteri magici, acclamandosi le attenzioni sia della gente del popolo che dello stesso Nerone.
Recatosi dunque nel porto di Cesarea Marittima, Pietro salì sopra una nave e cominciò il suo viaggio.

I cristiani rivelarono che il senatore Marcello era divenuto fedele a Simon Mago, che dimorava presso di lui. Recatosi nel palazzo del senatore, Pietro ordinò al portiere di condurlo dal mago ma siccome questi si rifiutava di farlo, l'apostolo decise di usare uno stratagemma.

Pietro, avvicinatosi a un cane, gli ordinò di recarsi dal mago e di rivelargli che lui San Pietro - Patrono di Romaera fuori ad aspettarlo. L'animale, entrato dentro la casa, cominciò a parlare come un essere umano.
Marcello, convertitosi in seguito al miracolo, corse verso l'apostolo e chiese perdono per i suoi peccati, rinnegando il suo passato di adepto del mago, per il quale aveva persino fatto erigere una statua.
Tornato intanto dall'interno della casa senza Simone, il cane, seguito da una grande folla, rivelò che il sabato seguente, l'apostolo avrebbe dovuto scontrarsi con il mago nemico.

Molta gente si radunò nel foro per vedere la sfida fra Simon Mago e Pietro. Deciso a provare quale dei due fosse realmente potente, il prefetto incaricato di giudicare il caso ordinò al mago di uccidere uno dei suoi servi e all'apostolo di resuscitarlo.
Entrambi riuscirono nell'impresa ma, come è ovvio pensare, fu Pietro a ricevere maggiore acclamazione dalla folla. Il mago però decise di compiere lo stesso prodigio e, sfruttando il fatto che una nobile matrona aveva chiesto all'apostolo di resuscitare anche suo figlio, Simone fece in modo che questi, benché morto, potesse rialzarsi e camminare.
Pietro mostrò a tutti che il giovane non era vivo ma bensì animato da qualche maleficio e dunque, dopo aver convinto il popolo a non uccidere lo stregone, rispose alle preghiere della matrona e ridiede vita al giovane.

Simone, che aveva perso in la sfida, decise di fuggire via mentre Pietro, riuscito a convertire molti romani, si ritirò con essi in casa di Marcello. Tornato alla ribalta qualche giorno dopo, lo stregone cominciò a compiere i propri incantesimi sulla gente, guarendo i malati solo per breve tempo e rianimando corpi di morti.
Deciso a prendersi la sua rivincita egli lanciò un'ultima sfida contro l'apostolo: siccome gli esseri umani non erano più degni di lui, egli sarebbe volato fino al cielo. Il maleficio avvenne come il mago sperava ma, non appena Pietro chiese al suo Dio di distruggere quel portatore di mali, Simone precipitò e cadde per terra morendo (o secondo alcuni testi, fratturandosi la gamba in tre punti e morendo in esilio con le gambe amputate).

Secondo la tradizione cristiana, Pietro finì i suoi giorni a Roma, crocifisso a testa in giù sotto Nerone. Gli Atti di Pietro continuano raccontando come, a seguito dello scontro, l'apostolo fosse riuscito a conquistarsi il favore di molti proseliti.
Fra i catecumeni vi erano Santippe, moglie del nobile Albino, e le quattro concubine del prefetto Agrippa.
Esse avevano preferito abbandonare i loro amanti e seguire l'insegnamento cristiano attraverso l'astinenza sessuale.
Agrippa e gli altri mariti, decisi a ricondurre nei propri talami le mogli, ordirono una congiura contro Pietro che, avvertito da Santippe, preferì fuggire piuttosto che essere ucciso. Durante la fuga, mentre si trovava sulla via Appia, gli venne incontro Gesù, portando con sé la sua croce.
Quando l'apostolo chiese al maestro: " Signore, dove vai?", questi rispose: "Vado a Roma per farmi crocifiggere un'altra volta". Sicuro che ormai la sua ora era segnata, Pietro preferì tornare a Roma per esservi crocifisso al posto del maestro.

A San Pietro in Vincoli si conservano le catene con cui Pietro fu incatenato nella sua prigionia nel Carcere Mamertino (il nome "in vincoli" deriva appunto dal latino in vinculis, "in catene").
Icona di San Pietro ApostoloLa leggenda narra che Eudossia II, moglie del imperatore bizantino Teodosio II, si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme ricevendo in dono la catena con la quale Pietro era stato imprigionato: poi ne inviò una parte a Roma alla figlia Eudossia III che la donò al papa Leone Magno.
Quando il pontefice la depose nel reliquiario dov'era custodita la catena della prigionia romana, si saldarono insieme. La tomba di Pietro è stata rinvenuta in corrispondenza dell'altare della Basilica di San Pietro in Vaticano durante scavi effettuati nelle Grotte vaticane a partire dal 1939, solo nel 1953 furono trovati dei resti umani che sono attribuiti all'apostolo dopo le concordanze di numerosi esami scientifici.

La chiesa celebra ben quattro feste in onore di San Pietro. Il 18 gennaio e il 22 febbraio viene ricordata la fondazione delle due sedi episcopali di Roma e di Antiochia. Il 1° agosto si celebra invece il miracolo delle catene.
Il 29 giugno viene infine commemorato il martirio del Santo. La sera del 28 giugno si ha la benedizione dei palli da parte del pontefice.

Nella Chiesa cattolica San Pietro è il santo patrono di fornai, costruttori di ponti, macellai, pescatori, mietitori, cordai, orologiai, fabbri, calzolai, tagliapietre, costruttori di reti da pesca e di navi; è anche il patrono della longevità e del papato ed è invocato per intercedere in caso di rabbia, problemi ai piedi e febbre.
È anche il patrono della Chiesa universale.

3. Città Stato del Vaticano

Piazza San Pietro - Città del VaticanoLa Città del Vaticano è uno stato sotto la sovranità della Santa Sede, cioé la sede episcopale di Roma, attraverso l'autorità del Papa della Chiesa cattolica, che vi esercita i poteri di monarca assoluto.
Con una superficie di appena 0,44 km², inserita nel tessuto urbano della città di Roma, nei pressi della riva destra del Tevere, sul colle Vaticano, è il più piccolo stato indipendente del mondo, sia in termini di popolazione che di estensione territoriale.

Lo Stato della Chiesa si era esteso su buona parte dell'Italia Centrale per circa un millennio, costituendo la base territoriale del potere temporale dei Papi, fu definitivamente occupato nel 1870 (il 20 settembre), quando i Bersaglieri del regno d'Italia penetrarono in Roma attraverso la breccia di Porta Pia.

L'annessione di Roma al Regno, significò la fine del potere temporale.Veduta della Basilica di San Pietro Il Papa (all'epoca, Pio IX) non dette né adesione né consenso all'atto unilaterale dell'Italia, e quindi, nonostante la legge delle Guarentigie intendesse mantenere e garantire la sua indipendenza spirituale e la prosecuzione della sua missione religiosa, egli si considerò prigioniero in Vaticano: nacque così la Questione Romana, che tormentò i rapporti tra Regno d'Italia e Chiesa Cattolica per 59 anni. Dopo lunghe trattative diplomatiche, la Questione fu risolta l'11 febbraio 1929, quando i due Alti Contraenti firmarono i Patti Lateranensi, con i quali si riconobbero reciprocamente il carattere di indipendenza e di sovranità. I Patti furono due: un Concordato sui reciproci rapporti e un Trattato, con allegata una Convenzione Finanziaria.

Il Trattato Lateranense è l'atto istitutivo dello Stato della Città del Vaticano, con il quale l'Italia riconosce al Papa la piena sovranità e indipendenza sulla sola ed esclusiva parte del territorio della città di Roma compreso nella cerchia delle Mura Leonine, oltre che sulla Piazza San Pietro.
Questo territorio, pur estremamente ridotto, è riconosciuto a livello internazionale e assicura così l'indipendenza politico-economica della Santa Sede.

Il cuore della Città del Vaticano è la Piazza San Pietro, nella quale si erge l'omonima basilica, la cui cupola (confidenzialmente chiamata cupolone e cuppolone in romanesco) domina il territorio del piccolo stato.
All'interno delle mura medioevali e rinascimentali che circondano, eccetto piazza San Pietro, l'intera area, si trovano anche il Palazzo del Governatorato e i Giardini Vaticani. La sovranità territoriale è esercitata su tutto il territorio della Città del Vaticano, mentre su numerosi edifici e aree dentro e vicino a Roma la Santa Sede - ma non lo Stato della Città del Vaticano - gode del privilegio dell'extraterritorialità. Piazza San Pietro, pur ricadendo sotto la sovranità vaticana, è affidata di norma ai poteri della Polizia italiana.

La legge fondamentale dello Stato venne emanata nel 1929 da Papa Pio XI. Essa fu successivamene modificata il 26 novembre 2000 da Papa Giovanni Paolo II ed entrò in vigore il 22 febbraio 2001.
La forma di stato di monarchia assoluta è sancita dall'art. 1, paragrafo 1 in quanto reca: La cittadinanza vaticana spetta ai cardinali residenti in Vaticano e a Roma, ai residenti stabili in Vaticano per ragioni di carica, dignità o impiego (solo per la durata della carica) e a coloro cui sia concesso dal Pontefice, coniugi e figli di cittadini.
Tuttavia la cittadinanza vaticana si perde quando gli interessati vengono a perdere inevitabilmente uno di questi presupposti (rimanendo con la sola cittadinanza d'origine, che non si perde quando si acquisisce quella vaticana): se ne deduce che il popolo è temporaneo, in quanto coincidente con la popolazione.

Lo Stato della Città del Vaticano è dotato di un proprio esercito costituito dal Piazza San Pietro - Città del VaticanoCorpo della Guardia Svizzera Pontificia, avente rango di Reggimento, e di un corpo di polizia denominato Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Molti sono stati nel tempo gli artisti e gli architetti che ricevettero dai diversi Papi succedutisi sulla cattedra di Pietro - primo Papa della storia - l'incarico di fornire la loro opera negli edifici vaticani. Alla stessa basilica che ancor oggi simboleggia il centro della cristianità, lavorarono tra gli altri artisti quali Bramante e il Pinturicchio, Michelangelo e Bernini con i suoi allievi.
Quella che è ancor oggi la residenza del Papa, vale a dire il complesso dei Palazzi Vaticani, racchiude un inestimabile valore storico ed artistico: si tratta di un insieme di edifici che complessivamente contano oltre mille stanze, nel quale trovano sede anche alcuni dicasteri pontifici (come, ad esempio, la Dataria Apostolica e la cancelleria), ma anche musei e la Biblioteca Apostolica Vaticana, in cui sono custoditi una collezione di antichi manoscritti e oltre un milione di volumi rilegati.

Meta prediletta nelle visite di pellegrini e turisti sono le parti più famose dei palazzi pontifici, tra le quali spiccano la Cappella Sistina con gli affreschi di Michelangelo, le stanze e le logge vaticane elegantemente affrescate da Raffaello, e gli appartamenti papali, ricchissimi di altre opere d'arte come gli affreschi del Beato Angelico. Infine, nei Musei Vaticani sono ospitati il Museo Gregoriano Egizio ed etrusco, il Museo Pio-Clementino, il Museo Chiaramonti e la Pinacoteca vaticana.

Il monumento più famoso del Vaticano è la Basilica di San Pietro, coronata dalla Cupola di Michelangelo, imponente sulla grandissima Piazza racchiusa nel mirabile Colonnato del Bernini, dove la domenica e in altre ricorrenze si affollano i fedeli cattolici per ascoltare il Papa.
Il Vaticano è, inoltre, l'unico stato al mondo ad essere stato dichiarato per intero patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, unitamente alle altre proprietà extraterritoriali della Santa Sede nel centro storico di Roma.

4. Il Santuario del Divino Amore

Interno del Santuario del Divino AmoreIl Santuario della Madonna del Divino Amore è a Roma, è composto da due chiese: quella antica è del 1745, quella nuova è invece del 1999.
È tuttora una meta di pellegrinaggio cara ai romani. Durante l'estate ogni sabato si tiene un pellegrinaggio notturno a piedi da Roma al Santuario.

Nel 1740 un pellegrino diretto a San Pietro, si perde nei pressi di Castel di Leva, nell'inospitale e insalubre campagna, circa 12 km a sud di Roma. Scorti alcuni casali e un castello diroccato in cima ad una collina, il viandante vi si dirige sperando di trovare qualcuno che gli dia informazioni per trovare la giusta strada. Viene però assalito da un branco di cani rabbiosi che lo circondano.

Il pellegrino si accorge che sulla torre del castello, c'è un'icona della Vergine con il Bambino, sovrastata dalla colomba dello Spirito Santo. Invoca perciò la Madonna che lo salvi da quel pericolo. Le bestie che gli sono addosso, di colpo si fermano e si dileguano.
I pastori che sono nella zona, richiamati dalle urla del viandante, accorrono sul posto e, ascoltato il suo racconto, lo rimettono sulla strada per Roma. Il nome del pellegrino è ignoto ma la notizia dell'accaduto si diffuse ben presto in città tanto che l'icona della Madonna a Castel di Leva divenne ben presto meta di pellegrinaggio.

Il 5 settembre 1740 l'icona viene tolta della torre e portata nella vicina tenuta detta La Falconara, dove si trova la chiesetta di Santa Maria ad Magos.
Il 19 aprile 1745, lunedì di Pasqua, l'icona viene trasferita in un luogo vicino alla torre, che oggi è ancora in piedi, dove intanto è stata costruita una nuova chiesa, opera di Filippo Raguzzini.
L'affresco viene intronizzato nell'altare maggiore, dove attualmente si trova. La partecipazione della gente venuta da Roma e dai vicini Castelli è tale che papa Benedetto XIV decide di concedere l'indulgenza plenaria non solo per il giorno del trasferimento ma anche per i sette giorni successivi.

La custodia del nuovo Santuario è inizialmente problematica data la sua posizione in un posto isolato, facile preda di banditi e briganti: decine di ordini religiosi furono interpellati, ma nessuno se la sentì di affrontare un tale incarico. Il nuovo Santuario viene affidato prima ad un custode eremita, poi, nel 1805, a sacerdoti che vi dimorano solo nel periodo della Pentecoste, quando i pellegrinaggi sono più numerosi.
Nel 1840, anno del centenario dal primo miracolo, la chiesa e l'altare vengono restaurati, gli stucchi nuovamente indorati, sono installati altri due altari e numerosi confessionali. Da Roma vengono portati drappi, damaschi e altri arredi sacri. Anche la via Ardeatina, che porta al Santuario, ridotta in un pessimo stato, viene risistemata.

Ai festeggiamenti partecipa anche re Michele di Portogallo, iniziano il 7 giugno 1840, domenica di Pentecoste, per terminare 7 giorni dopo.
Castel Sant'Angelo - RomaDopo i festeggiamenti per il centenario si apre una stagione di declino: intorno al Santuario, soprattutto nei giorni vicini alla Pentecoste, vengono allestite bancarelle di porchetta, di pecorino, di fave e di vino accompagnate dal fenomeno delle "madonnare" ossia popolane romane, per lo più erbivendole e lavandaie, che festeggiavano la loro particolare festa annuale proprio nel lunedì di Pentecoste.
Questa commistione tra sacro e profano (il pellegrinaggio al Divino Amore era diventato ormai sinonimo di "gita fuori porta") portò ad una progressiva decadenza del Santuario nei primi decenni del 1900 che cadde quasi nell'oblio. Nel 1930, quando il Santuario passa alla dipendenza del Vicariato, viene inviato sul posto, con l'obbligo di residenza, un rettore che dal 1932 diventa anche parroco della Parrocchia del Divino Amore.

Il primo rettore del Santuario è stato il giovane sacerdote Umberto Terenzi (di cui è ora in corso il processo di canonizzazione), che era sopravvissuto ad un incidente stradale proprio nei pressi del Santuario.

Gli eventi della guerra mondiale coinvolgono la Madonna del Divino Amore. Dopo che, all'indomani dell'8 settembre 1943, la zona del Santuario era stata bombardata, l'icona della Madonna fu portata a Roma il 24 gennaio 1944.
Accolta trionfalmente in città dal popolo, l'immagine viene dapprima portata nella chiesetta della Madonna del Divino Amore, che si trova nei pressi di piazza Fontanella Borghese, ma in maggio, dato l'enorme afflusso di fedeli, viene trasferita in San Lorenzo in Lucina. Papa Pio XII, vista l'imminenza della battaglia per la conquista di Roma tra i nazisti e gli Alleati, invita solennemente i romani a pregare per la salvezza della città durante l'ottavario della Pentecoste e la novena della Madonna del Divino Amore, iniziate quell'anno il 28 maggio 1944.
L'affluenza a San Lorenzo in Lucina in quei giorni aumenta così tanto (il giornale La Civiltà Cattolica riferisce di 15.000 comunioni distribuite quotidianamente) che si è costretti a trasferire l'immagine della Madonna nella più ampia Sant'Ignazio di Loyola a Campo Marzio.
Il 4 giugno, lo stesso giorno in cui termina l'ottavario, si decide la sorte di Roma. Alle 18 nella chiesa gremitissima di Sant'Ignazio viene letto il testo del voto dei romani alla Madonna del Divino Amore affinché la città venga risparmiata dalla distruzione della guerra.

I fedeli promettono di correggere la propria condotta morale, di erigere un nuovo Santuario e di realizzare un'opera di carità a Castel di Leva. Il voto viene espresso in gran fretta, per via del coprifuoco che sarebbe scattato alle 19.
A leggere il voto, in luogo del Papa (impossibilitato a lasciare il Vaticano per il pericolo della deportazione), è il camerlengo dei parroci, padre Gremigni. Quella stessa sera i tedeschi lasciano la città e le truppe alleate fanno il loro ingresso trionfale in città.
L'11 giugno, come per oltre quattro mesi avevano fatto migliaia di romani, papa Pio XII può recarsi nella chiesa di Sant'Ignazio e celebrare una messa di ringraziamento alla Madonna del Divino Amore cui viene dato il titolo di Salvatrice dell'Urbe.
Finita la guerra, sotto l'impulso del rettore Don Umberto Terenzi, il Santuario a Castel di Leva rinasce: nasce il seminario degli Oblati del Divino Amore (che da allora custodiscono e animano il Santuario), la Congregazione delle Figlie della Madonna del Divino Amore (ancora oggi impegnate nel servizio alle opere di carità nate intorno al Santuario come la scuola per l'infanzia, accoglienza e assistenza delle minori in difficoltà).

Don Terenzi tentò di provvedere alla costruzione di un nuovo Santuario per assolvere al voto fatto alla fine della guerra, ma le difficoltà burocratiche e le difficoltà logistiche gli impedirono sempre di realizzare quest'opera.
Si dovrà aspettare l'8 gennaio 1996 perché il cardinale vicario Camillo Ruini ponga la prima pietra di quello che, per il Giubileo del 2000, è diventato il nuovo Santuario.
La struttura, in grado di accogliere oltre 1500 pellegrini, è stata realizzata ai piedi della collina, fuori dalle antiche mura, senza violare il paesaggio della campagna romana e il complesso monumentale settecentesco.

Il nuovo Santuario è stato progettato da Padre Costantino Ruggeri (1925-2007), pittore, scultore, vetratista, "batisseur d'églises" e infine - o innanzitutto - frate francescano e sacerdote. Il Santuario del Divino Amore è una meta di pellegrinaggio molto cara ai romani: ogni sabato, dal primo dopo Pasqua all'ultimo di ottobre, si tiene un pellegrinaggio notturno a piedi con partenza a mezzanotte da Piazza di Porta Capena, nei pressi del Circo Massimo. All'alba, dopo aver percorso 14 km si giunge al Santuario dove si celebra la messa del pellegrino.
Ogni anno, la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo, il Santuario della Madonna del Divino Amore mette in scena una spettacolare rappresentazione teatrale all'aperto: la Sacra Rappresentazione della Via Crucis. Più di duecento persone, senza compenso, recitano in questa suggestiva rappresentazione, che si tiene di notte sulle colline che circondano il Santuario.

Migliaia di persone, da tutto il mondo, accorrono ogni anno per assistere a questa rappresentazione ispirata alla Sacra Sindone.

L'articolo è tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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