Roccasecca
1. La Città
Roccasecca è un comune di 7.558 abitanti della
provincia di Frosinone.
La storia di Roccasecca è profondamente legata alla
sua posizione geografica: il paese è infatti posto all'ingressso di due gole che
danno accesso alla Valle di Comino ed è sovrastato dal monte Asprano che con i
suoi 553 metri d'altezza permette di controllare facilmente l'ampia Valle del
Liri.
Durante la preistoria si sa con certezza che vi furono
diversi stanziamenti nel territorio di Roccasecca; del più importante
ci rimangono resti di mura perimetrali, e seducente è l'ipotesi che si tratti
della famosa Duronia ricercata tante volte dagli
archeologi.
Roccasecca è per secoli solo un comodo punto di
passaggio per gli eserciti che passavano il fiume Melfa, sul quale
furono costruiti, probabilmente già in epoca romana, tre ponti di cui sono
visibili ancora oggi alcune tracce, ma nel Medioevo ha il suo vero sviluppo come
comunità.
Infatti quando si parla di Roccasecca e della sua storia il
pensiero va subito a San Tommaso D'Aquino ed ai fasti del suo
castello, importante baluardo difensivo posto nel 994 dall'abate Mansone a
difesa del monastero di Montecassino, distante solo pochi
chilometri.
L'abate Mansone vi mette a capo un ramo della
famiglia dei Conti D'Aquino che fra alterne vicende e numerose
battaglie (come era nel costume dell'epoca) regneranno per secoli sul
paese.
Dopo il 1550 alcuni abitanti della rocca scendono a valle dando
origine all'attuale Roccasecca Centro, al Castello ed a Caprile.
Nei secoli
che seguono gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro
castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore
che domina in quel momento la Valle del Liri.
È solo nel 1583 che Roccasecca
acquista un po' di pace e di serenità: viene infatti venduta dai Conti D'Aquino
al duca di Sora Giacomo Boncompagni che ne fa un suo feudo.
Nel
'600 Roccasecca cade sotto il giogo degli Spagnoli come tutta l'Italia
Meridionale; la vita del paese nei due secoli che seguono è alquanto grama: nel
Settecento malattie, siccità e un'eccessiva pressione fiscale riducono
drasticamente il numero degli abitanti.
Il duca Gaetano Boncompagni si
interessò personalmente del trasferimento della sede vescovile di Aquino, da
anni insediatasi a Pontecorvo, fuori dai confini del regno di Napoli e dal
territorio ducale, a Roccasecca, dove con un apposito piano urbanistico fu
riammodernato anche il centro abitato.
Gaetano concesse il palazzo
Boncompagni di Roccasecca al vescovo quale sua residenza e sede del seminario e
del tribunale diocesano
Nell'Ottocento si diffondono, nel paese,
la Carboneria ed il brigantaggio oltre agli ideali di libertà portati
da Napoleone e dagli echi della rivoluzione francese.
Dopo il 1860, con
l'Unità d'Italia e con la costruzione della ferrovia Roma-Napoli
(seguita nel 1902 con il completamento della linea per Avezzano), la situazione
sociale cambia, ma molti roccaseccani emigrano per cercare lavoro al Nord o
all'estero.
L'economia e la vita del paese rimangono invariate anche durante
i primi anni del Novecento, fino all'inizio della seconda guerra
mondiale.
Durante la guerra ha inizio uno dei periodi più oscuri
della storia del paese, che deve pagare un tremendo tributo in vite
umane e subire una profonda distruzione.
È scelto per la sua posizione, per
la presenza della stazione ferroviaria e per il ponte sul fiume Melfa, come
quartier generale del XIV Panzerkorps e del generale Frido Von Senger und
Etterlin.
Ma l'importanza strategica si rivela fonte di vessazioni per
Roccasecca, che dovette subire durissimi e continui bombardamenti da parte degli
Alleati, culminati con il tremendo attacco alla stazione ferroviaria del 13
ottobre 1943.
Dopo il conflitto, gli anni della povertà,
della ricostruzione, poi il boom economico, la nascita degli
stabilimenti industriali, lo sviluppo del paese intorno alla ricostruita
stazione ferroviaria.
Il 14 settembre 1974 Roccasecca riceve, in occasione
del VII centenario della Morte di San Tommaso D'Aquino, la visita del Santo
Padre Paolo VI.
Nella Sua visita a Roccasecca il Santo Padre annuncia alle
migliaia di persone presenti: "Sono felice di essere tra voi, voi che avete dato
i natali a San Tommaso D'Aquino".
Il piccolo
Centro si propone, oggi, esser punto nevralgico dell'economia del basso Lazio
vista la felicissima posizione di snodo naturale in funzione dei mezzi di
trasporto.
Antonio De Curtis, in arte Totò fu il sindaco
simbolico di Roccasecca. Nel film "Gli onorevoli", di Sergio Corbucci,
Totò
interpreta "Antonio La Trippa", candidato nel PNR, il
Partito Nazionale della Restaurazione.
Il grande comico napoletano va alla
affannosa ricerca di voti al grido di "Votantonio! Votantonio! Votantonio!", ma
il giorno del suo comizio nel paese natio, Roccasecca, scoperti i veri intenti
speculativi del suo partito li denuncia pubblicamente ai
concittadini.
Svanito il sogno elettorale, Antonio torna alla vita di
sempre.
Nei pressi della stazione ferroviaria è stata innalzata una statua
raffigurante il comico napoletano, in onore della sua interpretazione nel film e
simpatia per la città di Roccasecca.
La statua fu inaugurata dalla figlia
Liliana De Curtis. Sempre a Roccasecca, il 30 agosto 1998, piazza Risorgimento
cambiò nome in suo onore, alla presenza del primo cittadino (reale) e Liliana De
Curtis.
Roccasecca è gemellata con la città di Priverno
(Latina) dove (precisamente nell'abazia di Fossanova) San
Tommaso D'Aquino morì.
Il gemellaggio avvenne nel 1974 in occasione del
settimo centenario della morte di San Tommaso D'Aquino, in quell'anno S.S.
Paolo VI.
La città è alttresì gemellata con la cittadina francese
Croissy-Beaubourg.
2. San Tommaso d'Aquino
Tommaso d'Aquino nacque a Roccasecca, nel feudo dei conti d'Aquino
(Frosinone), nel 1225, e morì nel convento di Fossanova il 7 marzo 1274.La sua tomba si trova presso il convento "des Jacobins" a Tolosa, in Francia.
Fu allievo di S. Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: "Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da una all'altra estremità della terra!"
Figlio di Landolfo, nobile di origine longobarda, e Teodora, il piccolo Tommaso, a soli cinque anni, fu inviato nella vicina Abbazia di Monte Cassino per ricevere l'educazione religiosa.
A quattordici anni si trasferì a Napoli, dove si dedicò allo studio delle arti all'Università, presso il convento di San Domenico Maggiore.
Pur ostacolato dalla famiglia, chiese di essere ammesso all'Ordine domenicano nel 1244. I suoi superiori, avendone intuito il precoce talento, e per consentirgli il completamento degli studi, lo inviarono a Parigi, ma il giovane, prima che potesse giungervi, fu catturato dai suoi familiari e ricondotto al castello paterno di Monte San Giovanni Campano.
Il periodo di prigionia di S. Tommaso durò un anno, fu caratterizzato dalle pressioni della famiglia che voleva fargli rinunciare all'abito domenicano, e si concluse, per intercessione di papa Innocenzo IV, con la liberazione (o, secondo alcuni biografi, con la fuga) di Tommaso.
Dopo brevi soggiorni, prima a Napoli e poi a Roma, nel 1248 giunse a Colonia per seguire le lezioni di Alberto Magno, filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il Cristianesimo con l'Aristotelismo.
In seguito, Tommaso volle essere l'esecutore del progetto del suo maestro.
Dal 1252 insegnò all'Università di Parigi, iniziando come baccalarius biblis, e dopo 4 anni poté tenere la sua prima lezione in cattedra.
Per Tommaso l'anima è creata "a immagine e somiglianza di Dio" (come dice la Genesi), unica, immateriale (priva di volume, peso ed estensione) non localizzata in un punto particolare del corpo, trascendente come Dio e come Lui in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo in cui sono il corpo e gli altri enti. L'anima è "tota in toto corpore", contenuta interamente in ogni parte del corpo, e in questo senso legata ad esso indissolubilmente.
Nel 1259 tornò in Italia: strinse amicizia con Guglielmo di Moerbeke (grande traduttore di Aristotele) e collaborò ad alcuni scritti con papa Urbano IV, presso il convento di Orvieto, dove il pontefice si era temporaneamente stabilito.
Su incarico di Urbano IV, compose l'ufficio e gli inni per la festa del Corpus Domini appena istituita (8 settembre 1264), tra cui spicca l'inno Pange Lingua, con le celeberrime ultime due strofe del "Tantum Ergo" che la liturgia cattolica ancor oggi eleva durante la benedizione col Santissimo Sacramento. Successivamente, si recò a Roma, per organizzare i corsi dello Studio di Santa Sabina e, nel 1267, il papa Clemente IV lo chiamò con sé a Viterbo, dove predicò spesso dal pulpito della chiesa di Santa Maria Nuova.
Durante gli anni trascorsi in Italia compose numerose opere come la "Summa contra gentiles", il "De regimine principium", il "De unitate intellectus contra Averroistas" e buona parte del suo capolavoro, la Summa Theologiae, fonte d'ispirazione della teologia cattolica fino ai nostri giorni.
Nel 1269 fu richiamato a Parigi dai suoi superiori ed iniziò, attraverso una strenua difesa teologica degli Ordini mendicanti, la sua opera di confutazione del Neoplatonismo agostiniano (in contrapposizione al suo Aristotelismo) ed agli errori dottrinari avveroisti.
Nel 1272, chiamato da Carlo I d'Angiò, fu a Napoli e si occupò della riorganizzazione degli studi teologici presso il convento di San Domenico, presso cui era annessa la locale Università.
Fu in questo periodo che Tommaso fece sì che la sua "Summa Theologiae" restasse incompiuta (l'ultimo trattato è il "De Poenitentia"), confidando, secondo la leggenda, all'amico Reginaldo: Non posso più; tutto ciò ho scritto mi sembra paglia.
Nel gennaio del 1274 papa Gregorio X gli ordinò di presenziare al Concilio di Lione II, per verificare in cosa consistessero le divergenze tra la Chiesa Latina e quella greca, e se fosse possibile appianarle; Tommaso, anche se non in buone condizioni di salute, si mise in viaggio.
Si fermò presso il castello di Maenza durante il
tragitto, da sua nipote Francesca maritata con il conte Annibaldo de Ceccano,
signore di Maenza, ma il suo male si aggravò.Dal momento che desiderava finire i suoi giorni in un monastero, e non essendo in condizione di raggiungere una casa dei Domenicani, fu portato all'abbazia cistercense di Fossa Nuova (oggi Fossanova), a poca distanza da Priverno (in provincia di Latina), dove, al termine di una malattia durata qualche settimana, morì il 7 marzo 1274.
Le spoglie di Tommaso d'Aquino sono conservate nel convento dei Giacobini a Tolosa.
La reliquia della mano destra, invece, si trova a Salerno nella chiesa di San Domenico, assieme alle spoglie di due sorelle del santo. Dante Alighieri, nella Commedia (Purgatorio, canto XX, v. 69) sostiene che il teologo sia stato avvelenato per ordine di Carlo d'Angiò; il Villani (Cronache IX, 218) riprende questa credenza, mentre l'Anonimo Fiorentino descrive il crimine e le sue motivazioni.
Il Muratori, al contrario, riproducendo il resoconto di uno degli amici del teologo, non fa accenni ad eventuali congiure.
3. Ordine dei Frati Predicatori
L'Ordine dei Frati Predicatori, o domenicano, è uno degli ordini mendicanti (Ordo Fratrum Praedicatorum): i frati che lo compongono sono detti popolarmente domenicani e pospongono al loro nome la sigla O.P.
L'ordine venne fondato da Domenico di Guzmán
(1170-1221), canonico regolare di Osma: nel 1203 accompagnò il vescovo Diego di
Acevedo in una missione diplomatica per conto di Alfonso VIII di Castiglia
presso Valdemaro II di Danimarca. Durante il viaggio di ritorno, attraversando
la Linguadoca, ebbe modo di rendersi conto della grande diffusione dell'eresia
albigese e decise di unirsi ai legati inviati da papa Innocenzo III per
ricondurre quegli eretici in seno alla Chiesa Cattolica.Con una schiera di ragazze convertite dall'eresia catara, nel 1207 fondò a Notre-Dame-de-Prouille, presso Fanjeaux, un monastero femminile.
Domenico continuò a predicare pacificamente fra gli albigesi anche dopo l'assassinio del legato Pietro di Castelnau (1208), rifiutando di unirsi alla crociata bandita da Innocenzo III: il convento di Notre-Dame-de-Prouille fu il centro della sua opera missionaria.
Con l'aiuto del vescovo di Tolosa Folco, nel 1215 riunì alcuni compagni che intendevano essere predicatori come lui e li iniziò alla vita religiosa: l'ordine ricevette una prima approvazione ufficiosa da papa Innocenzo III e venne solennemente riconosciuto dal suo successore, Onorio III, il 22 dicembre 1216. Dopo l'approvazione ufficiale del papa i frati Predicatori si diffuse in tutta Europa, principalmente nelle città dove stanno sorgendo le prime università, dunque Bologna e Parigi, le quali riceveranno un forte sviluppo anche grazie ai frati predicatori.
Come richiesto dal concilio Lateranense IV i frati dovettero adottare una regola preesistente; optarono quindi per quella agostiniana, scritta da Sant'Agostino. Ad essa, regola appositamente generica, accorparono una serie di leggi chiamate costituzioni, le quali regolano e danno forma organica all'intero ordine. Particolarmente famose ed oggetto di studio giuridico per la forma di elevata democrazia, spesso sono state utilizzate come modello per altre costituzioni, soprattutto quelle dei futuri comuni.
Tra i primi conventi in
Italia, già nel XIII secolo, ricordiamo quello di Bologna o di Forlì,
Piacenza, Pistoia. Una leggenda popolare attribuisce l'invenzione del santo Rosario a San Domenico di Guzmán, ma il rosario così come noi lo conosciamo non esisteva quando Domenico era vivente.
Forse San Domenico recitava una preghiera litanica in onore della Beata Vergine Maria codificata dal monaco Certosino Domenico di Proussiac (l' omonimia ha contribuito alla diffusione dell'errore). Il santo Rosario così come si conosce oggi venne codificato dal Beato André de la Roche, un domenicano francese e ripreso successivamente dalla riforma liturgica voluta dal papa san Pio V, altro domenicano.
L'ordine successivamente si è occupato della diffusione della del Santo Rosario.
I frati sono chiamati al carisma della predicazione, allora molto raro poiché riservato quasi esclusivamente ai vescovi e ai pochi sacerdoti che avevano ricevuto un'istruzione adeguata. Questo mandato di predicazione, espressamente concesso dal papa a tutti i frati, fu una grossa risorsa per la Chiesa Cattolica, la quale si doveva scontrare con la mancanza di una vera predicazione legata ad una vita povera: ai vescovi infatti non era richiesto alcun voto di povertà.
Si possono riassumere le componenti della vita domenicana, già concepita in questi termini nel XIII secolo, in: predicazione del Vangelo, vita comune, liturgia, vita regolare (voti di obbedienza, povertà e castità, nonché osservanze regolari) e studio.
Questi elementi sono inoltre legati fra loro in maniera armonica grazie ad una intuizione di Domenico: la dispensa. Questa fa sì che un superiore possa dispensare temporaneamente un frate dall'osservanza di una qualche regola proprio per favorire una predicazione più efficace.
I domenicani sono conosciuti in Inghilterra come black friars (letteralmente frati neri, ma essenzialmente traducibile come domenicani): i frati predicatori indossano un abito totalmente bianco composto da una specie di tonaca a cui è sovrapposto uno scapolare ed infine un cappuccio; inoltre completa l'abito la cappa di colore nero a cui è sovrapposto un cappuccio nero delle stesse dimensioni di quello bianco indossato sotto.
L'Ordine tuttavia non prevede solo la presenza maschile; esso è composto da tre gruppi: frati; monache (contemplative) e suore; laici (terz'ordine).
Fra Domenicani più celebri,San Tommaso D'Aquino, il Dottore della Chiesa.
I frati consacrati sia sacerdoti che laici (chiamati comunemente cooperatori), le monache, di vita contemplativa, abitanti solitamente in luoghi adiacenti a città o all'interno delle stesse ed infine i terziari, laici donne ed uomini, che pur mantenendo una totale indipendenza all'ordine e non consacrandosi in maniera speciale, raccolgono il carisma domenicano ed operano in collaborazione ai frati.
Previsioni Meteorologiche in provincia di Frosinone
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