Pompei
1. La Città
Pompei
ha origini antiche, la gens Pompeia discendeva da uno dei primi popoli
italici, gli Oschi. Solo dopo la metà del VII secolo a.C., un primitivo
insediamento si dovette stabilire sul luogo della futura Pompei, un piccolo
agglomerato intorno al nodo commerciale che vedeva l'incrocio di tre importanti
strade, ricalcate in piena epoca storica dalle vie provenienti da Cuma, Nola e
Stabia.
Pompei venne conquistata una prima volta da
Cuma; tra il 525 e il 474 a.C. fu probabilmente conquistata dagli
Etruschi.
Verso la metà del V secolo a.C. Pompei finì sotto l'egemonia greca
e nel IV secolo fu coinvolta nelle Guerre sannitiche vedendosi costretta ad
accettare la condizione di socia dell'Urbe e durante la seconda guerra punica
rimase fedele a Roma, conservando così la sua parziale indipendenza.
Nel II secolo a.C. raggiunse una grande agiatezza
grazie alla coltivazione intensiva della terra e la conseguente massiccia
esportazione di vino ed olio: basterebbe ricordare la ricchezza di alcune case
ed il loro lussuoso arredamento.
La Casa del Fauno, ad esempio, può
rivaleggiare in ampiezza (quasi 3000 m²) persino con le più famose dimore reali
ellenistiche.
Allo scoppio della guerra sociale (91 a.C.) Pompei
fu alleata contro Roma, insieme ad altre città della
Campania, nel tentativo d'ottenere la piena cittadinanza romana, tentò una
strenua difesa, ma ogni tentativo di resistenza risultò vano e ben presto la
città cadde. Per la salubrità del clima e l'amenità del paesaggio, la città ed i
suoi dintorni costituirono anche un piacevole luogo di villeggiatura per alcuni
ricchi Romani, compreso Cicerone che vi possedeva un fondo. Nel 62 la città fu
scossa da un terremoto: al momento dell'eruzione del 79 molti edifici erano
ancora in ricostruzione.
Nel 1997, l'UNESCO ha dichiarato Pompei
Patrimonio Mondiale dell'Umanità e sono milioni i turisti che ogni anno
visitano Pompei per visitare gli Scavi ed il Santuario.
2. Il Santuario
La storia del santuario è legata a quella del beato Bartolo Longo, suo fondatore, e di sua moglie, la contessa de Fusco, con la quale condivise una vita al servizio dei più bisognosi. Il santuario è stato eretto con le offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo. La sua costruzione ebbe inizio l'8 maggio 1876, con la raccolta dell'offerta di "un soldo al mese".
Ai due lati del santuario vi erano altre due cappelle con ingressi distinti, ma intercomunicanti con la navata centrale: a sinistra, la cappella di S. Caterina da Siena, ove fu esposto inizialmente il quadro della Madonna durante la costruzione del Santuario; a destra, la cappella del SS. Salvatore, così chiamata perché fu sede dell'omonima parrocchia fino al 1898, quando fu costruita la nuova parrocchia a poche decine di metri di distanza.
Nel 1925 fu ultimata la costruzione del campanile alto ben 80 metri. Col passare del tempo e il sensibile aumento delle folle di fedeli fu necessario ampliare il santuario. Tale ampliamento fu eseguito dal 1934 al 1938.
Il santuario è stato meta di pellegrinaggio da parte di Giovanni Paolo II, il 21 ottobre 1979 e il 7 ottobre 2003, e di Benedetto XVI, il 19 ottobre 2008. L'11 novembre 1962 nella piazza antistante il Santuario fu collocato il monumento a Bartolo Longo, opera di Domenico Ponzi di Ravenna.
Bartolo Longo, nel suo intento di propagandare la pratica del Rosario tra i Pompeiani, si recò a Napoli per comprare un quadro della Madonna del Rosario. L'idea era quella di acquistarne uno già visto in un negozio, ma le cose non andarono così. Per puro caso infatti incontrò in Via Toledo Padre Radente (suo confessore) che allo scopo gli suggerì di andare al Conservatorio del Rosario di Portamedina e di chiedere, in suo nome, a Suor Maria Concetta De Litala un vecchio quadro del Rosario che egli stesso le aveva affidato dieci anni prima.
Bartolo fu presto preso da sgomento quando la suora gli mostrò il quadro: una tela corrosa dalle tarme e logorata dal tempo, mancante di pezzi di colore, con la Madonna in atteggiamento antistorico, cioè con la Vergine che porge la corona a Santa Rosa, anziché a Santa Caterina Da Siena, come nella tradizione domenicana.
Bartolo fu sul punto di declinare l'offerta, ma ritirò comunque il dono per l'insistenza della Suora. Nel tardo pomeriggio del 13 novembre 1875, l'immagine della Madonna giunse così a Pompei, su un carretto guidato dal carrettiere Angelo Tortora e adibito al trasporto di letame.
Fu scaricata con la sua consunta copertura di fronte alla fatiscente Parrocchia del SS. Salvatore, ove ad aspettarla c'erano l'anziano parroco Cirillo, Bartolo e altri abitanti. Lo sgomento che inizialmente aveva colto Bartolo, colse anche tutti gli altri presenti, quando tolta la coperta, fu mostrato il quadro.
Furono tutti d'accordo che il quadro non si potesse esporre per timore di interdetto, prima di un restauro anche solo parziale. Il primo restauro fu opera di Guglielmo Galella, un pittore riproduttore delle immagini dipinte negli Scavi dell'antica Pompei.
La vecchia tela, esposta nella parrocchia del SS. Salvatore, nei successivi tre anni, subì ulteriori deterioramenti. Essa fu così restaurata per la seconda volta e sempre gratuitamente dal pittore napoletano Federico Maldarelli, che si occupò anche di trasformare la figura di Santa Rosa in Santa Caterina da Siena.
Un altro artista napoletano, Francesco Chiariello, sostituì la malandata tela, allungandola di un palmo, prima che il Maldarelli facesse il secondo vero restauro. Il quadro non fu più posto nella parrocchia del SS. Salvatore, ma su di un altare provvisorio, in una cappella (detta poi di Santa Caterina) nel Santuario in costruzione. L'immagine della Madonna si coprì ben presto di pietre preziose, offerte quali attestazioni di grazie ricevute. Papa Leone XIII nel 1887 benedisse il meraviglioso diadema che cinse la fronte della Vergine. E tra i diamanti e gli zaffiri che formavano le aureole sul capo della Madonna e del Bambino si potevano notare quattro rarissimi smeraldi, dono di due ebrei beneficati.
L'ultimo restauro fu effettuato nel 1965, al Pontificio Istituto dei Padri Benedettini Olivetani di Roma, un restauro altamente scientifico, durante il quale, sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i colori originali che svelarono la mano di un valente artista della scuola di Luca Giordano (XVII secolo). In tale restauro furono eliminate quasi tutte le pietre preziose, onde evitare danni e perforazioni alla tela. In quell'occasione l'immagine della Madonna rimase esposta alla venerazione dei fedeli per alcuni giorni nella Basilica di San Pietro e il 23 aprile, il Quadro fu incoronato da Papa Paolo VI.
Il ritorno dell'Icona a Pompei, avvenne in maniera solenne, con un corteo di ecclesiastici e di fedeli che si ingigantiva man mano che si attraversavano le città, lungo il tragitto Roma-Pompei. A sera inoltrata, il Quadro giunse a Napoli ove fu accolto con luminarie e fiaccolate, per poi proseguire con un largo seguito di Napoletani fino a Pompei, ove il viaggio si concluse in modo trionfale con una grande manifestazione. Nel 2000, per il 125° anniversario, il Quadro ha sostato per cinque giorni nel Duomo di Napoli, dove è stato venerato da migliaia di fedeli.
Il ritorno a Pompei è stato fatto a piedi, seguendo il tracciato del 1875, con diverse soste nelle città della provincia. Per tutto il giorno centinaia di migliaia di persone hanno affollato il percorso di trenta chilometri che separa Pompei dal capoluogo. Il 16 ottobre 2002, il Quadro è tornato a piazza San Pietro, per esplicita richiesta del Papa Giovanni Paolo II che, accanto alla "bella immagine venerata a Pompei", ha firmato la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae.
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Accesso a Pompei
L'accesso al centro di Pompei non prevede ancora limitazioni con zone a traffico limitato (ZTL).È perciò consentito l'accesso degli autobus turistici per compiere operazioni di carico/scarico passeggeri e non solo.
Il costo previsto per il parcheggio è di € 10,00.
