Nettuno
1. La Città
Nettuno
(Roma) è un comune di 42.370
abitanti. Si trova a 60 km da Roma ed è
l'ultimo comune a sud della provincia di Roma. Si trova al
confine tra l'Agro Romano e l'Agro Pontino.
È una città del litorale
laziale, bagnata dal Mar Tirreno.
Confina a nord e ad ovest con il
comune limitrofo Anzio, ad est con i Castelli Romani e con Aprilia (Latina), a
sud con la provincia di Latina.
Tra i nettunesi e i portodanzesi, fin dai
primi tempi, nonostante la vicinanza, non vi è mai stato un ottimo rapporto. Ciò
nonostante le due città condividono molte delle più importanti strutture
pubbliche: dalle scuole all'ospedale ed i laboratori analisi, dalla prefettura
alla capitaneria di porto, fino ai luoghi di svago.
Le origini di
Nettuno sono accomunate a quelle della gloriosa Antium, odierna
Anzio,città popolata dagli antichi Volsci.
È assai probabile che i Volsci
abbiano occupato questa regione tra il IX e l'VIII secolo a.C. L'Antium volsca
occupava gran parte del territorio di Nettuno: nella parte più alta della
riviera nettunese, oggi Villa Borghese, sorgeva l'acropoli. C'era anche un
porto, con funzioni anche di foro per il mercato e di deposito dei viveri,
chiamato Cenone, sito nell'attuale Borgo Medievale.
Nell'anno
285, il console Numicio marciò contro Antium, attaccando, con il suo
esercito, il porto, ed incendiando case. Presso l'attuale Nettuno, fu rinvenuta
un'iscrizione marmorea, risalente, forse, al II secolo d.C., nella quale si
accenna all'esistenza di un tempio di Apollo, di una sorgente di acqua, di un
foro per il mercato di erbe e di bestiame, di depositi di grano e di vestigia
del porto di Nettuno.
Del resto l'esistenza in Nettuno, di un grandioso
tempio al dio del mare fa supporre che vi fosse pure un porto. Anche Nerone fece
erigere un piccolo tempio al dio Nettuno sul ripiano che dominava il suo
splendido porto in Antium.
Tito Livio scrive che il pretore romano Caio
Lucrezio, nel 583, si fece costruire una villa, nei pressi del fiume Loracina,
oggi Loricina, che scorre a levante del borgo. Il questore di Antium Lucio
Verazio Afro, abitava, invece, nell'antica zona chiamata San Biagio, poco
distante dall'attuale centralissima Piazza Mazzini.
L'antica strada che univa
Roma ad Antium,
via Romana, sbocca tra le vecchie mura dell'attuale
Nettuno.
Antium aveva molti templi, molti dei quali erano situati
nell'attuale Nettuno: il tempio della dea Fortuna sorgeva quasi
certamente nell'area della Chiesa di San
Francesco; il tempio di Ercole, nei pressi dell'attuale Forte Sangallo, dove
nel 1863 fu rinvenuta una statua di questo dio, mancante della gamba che pochi
anni prima era stata trovata più a ponente; il grandioso tempio del dio Nettuno
si levava nell'area ora occupata dal castello medioevale.
Essendo destinata
allo svago e al riposo dei nobili Romani, Antium si estese ad occidente e ad oriente fino ad
Astura, su tutto il territorio ora occupato dalle due cittadine di Nettuno e di
Anzio.
L'Antium romana era già quasi tutta in rovina meno di dieci anni dopo
la morte di Nerone, avvenuta il 9 giugno dell'anno 68.
All'inizio
del VI secolo, la città di Antium, come tante altre, fu saccheggiata e
distrutta dai Goti, che scorrazzavano per il Lazio e per il litorale romano
seminando distruzione e morte.
Fu così il quartiere di Nettuno a continuare
la storia della vecchia Anzio, prima volsca, poi romana: il porto di Antium
venne abbandonato, e gli anziati spostati a Nettuno.
Anzio riaffiorò
dall'oblio solo nel 1827 con la nascita del Comune di Nettuno e del Porto
d'Anzio.
Nel 1857 Pio IX istituì il Comune di Anzio, cedendogli
buona parte di Nettuno.
Nel Medioevo furono i conti Tuscolo i feudatari di Nettuno, prima, i
monaci di Grottaferrata ed i Frangipane, poi.
Nel IX secolo, il paese subì
l'occupazione da parte dei Saraceni, arrivati con centotrenta navi, tredicimila
uomini, cinquecento cavalli: gli abitanti scapparono verso i monti, nelle
foreste, e le truppe di papa Benedetto VIII, decimarono i Saraceni, salvando
donne e bambini, che formarono il nuovo nucleo di Nettuno.
Le nettunesi per
praticità o per civetteria adottarono subito il vestito saraceno corto al
ginocchio (alla saracena), accaparrandosi la fama di donne dalle cosce come
colonne.
Il Papa scaccia i Tuscolo, fortifica un castello, fortificato con
torri e bastioni, l'attuale borgo medievale.
Nel 1427 Antonio
Colonna divenne signore di Nettuno e di Astura, grazie a papa Martino
V, dopo la morte di Rinaldo Orsini, viceré degli Abruzzi.
Nel XVI secolo
Nettuno non era altro che un piccolo centro abitato, circondato di mura e di
torri. Al suo centro sorgeva la chiesa Collegiata di San Giovanni, poco più
avanti del castello c'era la fortezza, fatta costruire proprio all'inizio del
secolo, tra 1501 e 1503, dal papa Alessandro VI Borgia, per difendere lo Stato
Pontificio dagli assalti di predoni, corsari, pirati arabi e africani.
Di
fronte alla fortezza c'era il convento di San
Francesco. E poi una vasta campagna di circa 70 chilometri
quadrati.
Poche centinaia i residenti. Molti altri migravano a
Nettuno dall'Abruzzo e dal napoletano per la coltivazione del grano, la
raccolta dell'uva, il taglio della legna, la produzione del carbone e la pesca.
V'era una discreta economia, tale da assicurare ai suoi feudatari rendite
ragguardevoli: grano, vino, orzo, legna e carbone, minerali, pelli conciate,
lana, che venivano imbarcati dal porto di Astura, per andare verso Napoli o
Pisa.
Le vicende di Nettuno riflettono da vicino quelle dello
Stato Pontificio durante il XVI secolo: per la sua vicinanza a Roma; per la sua
collocazione geografica e per le postazioni difensive poste a guardia sul mare;
per la sua appartenenza alla potente famiglia dei Colonna durante quasi tutti i
cento anni di questo secolo.
Nel 1501 subentrano i Borgia, con
papa Alessandro VI, dopo che quest'ultimo confiscò il feudo ai Colonna
per la loro amicizia con i francesi.
I Borgia in quell'anno affidano ad
Antonio da Sangallo la costruzione della fortezza, ma i Colonna se ne
riappropriano nel 1503, anno della morte del papa. e grazie all'ascesa al soglio
pontificio di Giulio II Della Rovere, alleato dei Colonna.
Giulio II Della
Rovere, d'intesa con i Colonna, ordinò di esplorare il territorio nettunese,
asportando immensi tesori d'arte, quali la statua di Apollo, ora nel Museo
Vaticano; il gladiatore combattente che portava scolpito il nome dello scultore
Agasia; il Dositheo da Efeso, che si trova nel museo del Louvre, a Parigi; il
gladiatore moribondo, ora al museo capitolino; Nettuno, si trova al museo
Laterano; Cibale, nella villa Panphilj al Gianicolo, ed altre apere d'arte
pregevolissime.
Nel 1535 nasce Marcantonio Colonna, che nel 1571, al comando
della flotta pontificia, sconfigge i Turchi nella battaglia di Lepanto.
Nel
1575 papa Gregorio XII, in occasione del Giubileo, notati gli sguardi dei
pellegrini alle vesti saracene delle ragazze di Nettuno, ordinò loro d'indossare
delle vesti più lunghe: la Camera Apostolica pagò di suo pugno le modifiche alle
vesti delle nettunesi, e le minacciò per fargliele indossare.
Nel
1584 la vedova di Marcantonio Colonna, Felicia Orsini vende il feudo a
papa Clemente VIII Aldobrandini.
Nel 1594 Marcantonio Colonna III vendette
Nettuno, Astura e tutte le terre, alla Camera Apostolica per quattrocentomila
scudi.
Papa Clemente VIII informò i nettunesi di questo acquisto tramite una
lettera, nella quale promise anche di disboscare e ridurre a cultura tutto il
territorio.
Nel biennio 1625/26 lo Stato Pontificio restaurò il
borgo e ricostruì il baluardo S. Rocco. Nel 1656 l'epidemia della peste
decimò più di mille nettunesi.
Viene istituito il Monte Frumentario, per la
distribuzione del grano, per i più poveri. Nel 1661, il vescovo di Albano
Laziale dà il via alla tradizione della solenne processione della Madonna delle
Grazie, inizialmente la prima domenica di maggio (ora è il
sabato).
Tra il 1697 e il 1700 il pontefice Innocenzo XII fa
costruire il nuovo Porto di Anzio, abbandonando quello che restava del
Porto Neroniano.
Nel 1700 il Papa acquista dal principe Giovanni Pamphilj
tutta la valle intorno al nuovo porto, allo scopo di consentire ai nettunesi di
costruirvi le loro abitazioni ed agevolarli nei loro commerci marittimi.
Ma
alla fine dopo l'inaugurazione del porto, i beneficiari ovvero i nettunesi,
furono esclusi dalle attività marittime.
Nel 1900 arrivò nelle strade del
centro cittadino la corrente elettrica, che solo negli anni successivi andrà via
via estendendosi anche alle zone periferiche del paese.
Un incendio nella
chiesa di San Rocco distrusse il trono della statua di Nostra Signora delle
Grazie e lo stesso anno venne benedetta la prima pietra per il nuovo santuario.
Venne costruito l'attuale Palazzo del Municipio, sito in via San Rocco, ora
viale Matteotti.
Ma allora si trovava in aperta campagna.
Nel
1901 Giovanni Giolitti concesse al comune di Nettuno l'uso della
bandiera: un telo quadrato di seta celeste e verdemare, con l'asta blu,
sormontata dal dio Nettuno.
Il 6 luglio 1902 morì nell'Ospedale Fatebenefratelli la piccola Maria
Goretti, colpita a morte il giorno prima da Alessandro Serenelli, nella masseria
di Conca. Nell'estate-autunno del 1903, Gabriele D'Annunzio fu ospite dei
Borghese nella villa di Bell'Aspetto.
a città si stava sviluppando verso
levante, con la ricostruzione del Santuario a San Rocco ed il Municipio, poiché
verso ponente c'erano l'immensa Villa Borghese ed Anzio.
Il 15 luglio 1904
morì fra Orsenigo, e l'ospedale Fatebenefratelli entrò in un periodo di crisi:
il Sanatorium finì con il cessare delle attività, sopravvisse però come Casa
della Salute.
Padre Benedetto Menni, fondatore delle Suore Ospedaliere del
Sacro Cuore, continuò l'attività di accoglienza. Nel 1921 l'ospedale fu venduto
al Vaticano. Da allora si chiamò Casa della Divina Provvidenza e della sua
gestione si occupò il Comitato Romano di Previdenza e Assistenza Sanitaria, che
lo affidò alle suore del Piccolo Cottolengo.
Il 2 giugno 1943 papa Pio XII
deciderà di ripristinare l'ospedale, ma ciò non avvenne in realtà. In Piazza San Francesco venne istituito un pronto
soccorso, proprio dove oggi si trova il poliambulatorio Barberini.
La Divina
Provvidenza, verrà poi abbandonata dal Vaticano e acquistata dal Comune di
Nettuno nel 1975/76, per alloggiarvi scuole, uffici sanitari e associazioni
locali. Nel 1910 entrò in funzione una linea di tram elettrici, che collegava
Anzio e Nettuno, e la costa si andava popolando di villini eleganti, con vista
sul mare e le pinete alle spalle. Nel 1939 sarà sostituita dalla
filovia.
Nel 1914 fu inaugurato il nuovo Santuario di Nostra
Signora delle Grazie, riedificato dai Padri Passionisti. Cuore della
cittadina era ancora il borgo, intessuto di palazzi signorili e di case
semplici, intreccio di vicoli e piazzette, tutto intorno alla Chiesa Collegiata,
dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista.
A un lato della
Collegiata c'era l'Oratorio del Carmine, all'altro la chiesa del SS. Sacramento,
di fronte il palazzo baronale già Colonna, ora proprietà Borghese.
Da una
parte del borgo il bel palazzo dei Segneri, dall'altra parte il maestoso palazzo
Pamphilj-Doria, anch'esso di proprietà Borghese, con gli affreschi di Pier
Francesco Mola, nelle sale e specialmente nel salone delle
feste.
II 20 luglio 1925, nel Forte Sangallo, Mussolini firmò la
convenzione di Nettuno con i ministri della Jugoslavia, una serie di
accordi economici e giuridici che interessavano specialmente le condizioni degli
italiani in Dalmazia e le relazioni fra Zara e il retroterra dalmata.
Dal
1901 al 1931 la popolazione di Nettuno passò da 4.707 a oltre 9.000
abitanti.
Molti erano i nettunesi che vivevano nelle frazioni: Poligono,
Armellino, Tre Cancelli, Valmontorio, Conca e Ferriere.
Nel 1931 Conca e
Ferriere furono trasferite nella nuova provincia di Littoria, ora
Latina.
Tra il 1939 ed il 1945, durante la guerra, Anzio e
Nettuno vennero riunite sotto lo stesso nome e comune:
Nettunia.
Nel tratto di spiaggia a levante del paese dove ora sorge un poligono
di tiro delle Forze Armate, il 22 gennaio del 1944 mezzi da sbarco
anglo-americani diedero vita a quello che viene ricordato come lo Sbarco di
Anzio.
A ricordo dell'accaduto venne edificato un monumento commemorativo
all'interno del bosco di Foglino nei pressi dell'entrata prospiciente appunto il
sopracitato poligono.
Carlo Azeglio Ciampi, il 24 febbraio 2003
ha proclamato Nettuno città.
Oggi, è una città in via di espansione:
il numero dei suoi abitanti cresce di anno in anno, anche per via degli esosi
costi delle case della vicina capitale.
L'attività turistica è di
fondamentale importanza per Nettuno.
Durante la stagione estiva le
vie e le piazze del centro si affollano di turisti e persone di tutte le età,
provenienti da tutte le città vicine.
Di giorno è il mare ad attirare, la
sera il vivo centro storico. La storia ed i luoghi di interesse invitano molte
persone ad ammirarne le bellezze.
Parte della città è cinta da
mura medievali, al di fuori delle quali si trova la fortezza; il
Cimitero dei caduti americani della Seconda Guerra Mondiale; Torre Astura. La
città è anche meta di turismo religioso grazie al Santuario di "Nostra Signora
delle Grazie" e Santa Maria Goretti.
Da non
dimenticare il turismo legato allo sport del Baseball.
Nel territorio del
comune, all'interno di un poligono militare, situata a circa 5 km a sud dalla
città, si trova Torre Astura.
Edificata su un antico porto romano ancora
visibile, nel 1193 dai Frangipane, signori del posto, che costruirono una
fortezza marittima con una torre a pianta pentagonale circondata dalle acque e
collegata alla terraferma da un ponte ad arcate in laterizio.
Nella zona che
la circonda si trova una pineta dove scorre il fiume Astura.
Importante monumento è il Santuario di Nostra signora delle
Grazie e di Santa Maria Goretti; sorge alla fine
del Lungomare Giacomo Matteotti, sulla costa, in prossimità della foce del fiume
Loricina.
È situato dove una volta c'era la chiesina dell'Annunziata. Fu
costruito per volere dei padri passionisti nel 1914, grazie all'aiuto del Papa
Pio X.
Il Santuario ospita la cripta della Santa Maria
Goretti, ma ha anche l'onore di avere esposta la
statua lignea della Nostra Signora delle Grazie: la tradizione vuole che la
statua lignea, aprrodò sulle coste di Nettuno, nel 1550 dall'Inghilterra, dopo
lo scisma anglicano. In Inghilterra in quel periodo le chiese vennero confiscate
e le statue dei santi distrutte.
Così dei marinai imbarcarono le statue della
Madonna delle grazie e di altri santi su una nave diretta a Napoli; la nave
però, a causa di un violento temporale, approdò a Nettuno. Le statue della
Madonna delle Grazie, San Rocco, e San Sebastiano, vennero riposte nell'allora
chiesina dell'Annunziata.
Questo approdo fu interpretato come un gesto della
Madonna, così le tre statue rimasero lì, dove sono tutt'ora conservate. A
Nettuno vale la pena di visitare il ponte del Forte, una fortezza costruita tra
il 1501 ed il 1503 da Antonio da Sangallo per volere di Cesare Borgia.
Fu
edificata per proteggere la città, definita il granaio del Lazio, dagli attacchi
del mare.
Il forte di Nettuno è a picco sul mare,
ha una struttura quadrangolare di 320 metri quadrati, ed ha quattro baluardi,
con mura dallo spessore di 5 metri.
Al centro sorge un imponente mastio,
ampiato successivamente con nuovi piani. Dopo i Borgia, il forte passa ai
Colonna, fino al 1594, quando venne ceduto alla Camera Apostolica. Nel 1831, è
il turno dei Borghese.
Il 20 luglio 1925, venne stipulata qui la convenzione
di Nettuno, tra Italia e Jugoslavia. Oggi l'edificio ospita il Museo dello
sbarco alleato e l'Antiquarium, museo che contiene materiale archeologico,
storico ed artistico del territorio nettunese.
A picco sul mare,
si trova anche la parte vecchia di Nettuno, il vero centro storico
della città. Costruito all'interno delle mura con torrioni cilindrici.
Le
torri sono del 1300, quando Nettuno era sotto la Signoria degli Orsini. Oltre
alle case di molti residenti, tra i vicoletti e le piazze suggestive si trovano
anche palazzi storici, come il Palazzo Baronale, il cui ingresso è in Piazza
Marconi. Il palazzo, un tempo della famiglia Colonna, fu il simbolo del potere
feudale. Il Palazzo Doria-Pamphilj, del 1600.
La chiesa colleggiata di San
Giovanni Battista, di origine medievale, ma completamente ricostruita tra il
1738 ed il 1748.
Il borgo medievale è attualmente il centro della
vita notturna, dove si concentra la maggior parte dei pub e dei locali,
attirando così molti giovani e non solo, da tutte le città
circostanti.
Rappresenta il cuore della movida nettunese; numerosi sono i
locali presenti all'interno del Borgo che richiamano, specialmente nelle sere
d'estate ed in tutti i week-end, molte persone in cerca di svago e divertimento.
2. Santa Maria Goretti
Maria
Teresa Goretti è una santa italiana venerata come martire dalla
Chiesa cattolica (Corinaldo, 16 ottobre 1890 - Nettuno, 6 luglio
1902).Vittima di omicidio a seguito di tentato stupro, fu canonizzata nel 1950 da papa Pio XII con il nome di Santa Maria Goretti.
La famiglia Goretti era originaria di Corinaldo nelle Marche, era composta dai coniugi Luigi Goretti e Assunta Carlini e dai loro sette figli: Maria Teresa era la terzogenita.
La vita della giovane Maria, fino al suo omicidio, non fu diversa da quella dei figli di molti lavoratori agricoli che dovettero lasciare le proprie terre per cercare sostentamento altrove: bassa o quasi nulla scolarizzazione, semianalfabetismo (quando non analfabetismo vero e proprio) e lavoro casalingo o nei campi fin dall'adolescenza.
È in tale contesto sociale che maturò il tentativo di stupro e, a seguire, l'omicidio della giovane contadina.
I Goretti, in cerca di una migliore occupazione, si trasferirono dapprima a Paliano (nei pressi di Frosinone), ove conobbero i Serenelli, altra famiglia marchigiana con la quale strinsero rapporti di collaborazione e buon vicinato.
In seguito i Goretti si trasferirono alle Ferriere di Conca Cascina Antica, nel comune di Cisterna (Roma), insiema ai Serenelli .
Nel 1900 Luigi Goretti morì di malaria e anche il capofamiglia dei Serenelli rimase presto vedovo; la collaborazione tra le due famiglie si fece ancora più stretta, dato che a sbrigare le faccende domestiche di casa Serenelli provvedevano le donne di casa Goretti, compresa la giovane Maria.
Un figlio, Alessandro, tentò approcci sessuali nei confronti della dodicenne che raggiunsero il culmine nell'estate del 1902: il 5 luglio, dopo un ennesimo tentativo fallito di ottenere riscontro alle sue proposte, Serenelli tentò di violentare la giovane e, avendo trovato la di lei resistenza al "brutto peccato", la ferì più volte con un punteruolo.
La ragazza venne trasportata all'ospedale Orsenigo di Nettuno; la morte non sopravvenne subito, ma il giorno successivo, per le complicazioni di un intervento chirurgico senza anestesia, si aggravò muorendo poi di peritonite.
Dopo aver ricevuto i conforti religiosi, Maria Goretti perdonò il suo assalitore.
Le solenni esequie vennero celebrate l'8 luglio 1902 nella cappella dell'ospedale, oggi chiesa parrocchiale di Santa Barbara Vergine e Martire di Nettuno, conosciuta sotto il nome di chiesa della Divina Provvidenza.
Alessandro Serenelli fu condannato per omicidio a 30 anni di reclusione. Ospite nel carcere giudiziario di Noto dal 1902 al 1918 iniziò qui il suo cammino di pentimento e conversione, incoraggiato dal vescovo di Noto del tempo, mons. Giovanni Blandini.
Secondo quanto da egli stesso raccontato anni dopo, avrebbe tentato una riconciliazione con la famiglia e i propri dettami religiosi dopo avere sognato la sua vittima che gli offriva dei gigli che si trasformavano in fiammelle.
Nel 1929, dopo 27 anni di reclusione, Serenelli fu scarcerato e chiese il perdono dei familiari di Maria Goretti.
La madre glielo accordò. Dopo tale episodio, Serenelli trascorse il resto della sua vita come lavorante laico in un convento di cappuccini ad Ascoli Piceno e morì il 6 maggio 1970, a 88 anni, in un convento di Macerata.
Già durante il Fascismo Maria Goretti iniziò a divenire oggetto di culto tra gli strati meno istruiti della popolazione, in particolare proprio quelli rurali, e lo stesso regime cercò di cavalcare questa devozione popolare per favorire la nascita di un'icona cara ai contadini.
Caduto prima il fascismo e poi la monarchia sabauda, nel 1950, in pieno
periodo di affermazione di un nuovo ruolo femminile in seno alla famiglia e alla
società, l'immagine di Maria Goretti fu adottata a simbolo di una visione
tradizionale della donna, obbediente e dedita alla maternità e al lavoro
domestico e, in tale chiave, additata a esempio anche dalla Chiesa cattolica: la
canonizzazione avvenuta a opera di Pio XII precedette di poco la proclamazione
del dogma dell'Assunzione di Maria.L'11 dicembre 1949 Pio XII riconobbe come miracolose due guarigioni attribuite all'intercessione di Maria Goretti: quella di Giuseppe Cupe da un grave ematoma (8 maggio 1947) e quella di Anna Grossi Musumarra da pleurite (11 maggio dello stesso anno).
La cerimonia di canonizzazione si tenne il 24 giugno 1950 a piazza San Pietro nella Città del Vaticano e il giorno di commemorazione istituito fu il 6 luglio, anniversario della morte della giovane contadina.
A motivare la sua canonizzazione sarebbe stato, a parte la resistenza opposta al tentativo di stupro e il citato perdono concesso al suo assalitore, il proposito fatto a 11 anni al momento di ricevere la prima comunione che, secondo l'agiografia, sarebbe stato "di morire prima di commettere dei peccati".
Il corpo e le reliquie di Maria Goretti sono conservati a Nettuno, nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie.
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