Manoppello

1. La Città

Manoppello conserva il Volto SacroManoppello è un comune di 6.314 abitanti in provincia di Pescara: fa parte della Comunità montana della Maiella e del Morrone.

L'origine del nome del paese deriva dal "manoppio", piccola quantità di grano che può essere contenuta in una mano, simbolo che ritroviamo nello stemma del paese. Tutto ciò conferma l'origine del nome Manoppello che si deve dall'unione delle parole latine "manus" e "plere" cioè "mano piena". Il covone di grano indica la fertilità della terra, che in epoche passate, soprattutto in epoca Romana, garantiva prosperità e abbondanza di raccolti.
Infatti reperti archeologici sono stati rinvenuti nella zona oggi denominata Valle Romana, tra cui una villa romana con mosaici ancora intatti. Il comune è diviso in 4 nuclei distinti: Manoppello, Manoppello Scalo, Santa Maria Arabona, Ripacorbaria. Manoppello è conosciuta soprattutto per il Volto Santo e l'Abbazia di Santa Maria Arabona.

L'8 agosto 1956 una tragedia sconvolse il tranquillo paese di Manoppello. Un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbone del Bois Du Cazier, a Marcinelle, oggi frazione di Charleroi, in Belgio, causò la morte di 262 persone di 12 diverse nazionalità, tra cui 136 italiane e di queste 23 originarie di Manoppello.

Oggi in una piazza del paese, Piazza Marcinelle, si trova una scultura realizzata da Pietro Cascella e due lapidi commemorative ed esiste un rapporto di gemellaggio tra i paesi di Manoppello, Casarano e Charleroi. Un personaggio illustre della storia manoppellese è rappresentato dall'incisore Giovanni Antonio Santarelli (Manoppello 1758 - Firenze 1826).
La sua bravura si mise in luce soprattutto con ritratti incisi su cammeo, operò a Roma e Firenze dove realizzò molte medaglie degli artisti più celebri del medioevo e del rinascimento italiano, oggi conservati in vari musei tra cui il "Louvre", il "Museo Numismatico della Zecca Italiana" e il "Museo Glauco Lombardi" di Parma. Grazie alla perizia e maestria nell'eseguire tali opere ricevette l'onorificenza della Legione d'Onore conferitagli dal governo francese.

2. Il Volto Santo di Manoppello

Manoppello conserva il Volto SacroIl Volto Santo è un'immagine di tema religioso conservata a Manoppello. Si tratta di un velo tenue che ritrae l'immagine di un volto, un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande, ritenuto essere quello di Cristo.

Secondo Chiara Vigo il velo è di bisso marino (il tessuto che vestì re e papi), ma c'è anche chi, come Gian Marco Rinaldi, ritiene che tale affermazione non sia provata.
L'immagine ritratta, secondo una tradizione, è "acheropita", cioè un'immagine che sarebbe "non disegnata o dipinta da mano umana".
I fili orizzontali del telo sono ondeggianti e di semplice struttura; l'ordito e la trama, visibile ad occhio nudo, si intrecciano a formare una normale tessitura. Le misure del panno sono 17 x 24 cm.

Reliquia di origine ignota, giunse a Manoppello nel 1506, fu portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo aver consegnato il Velo al fisico Giacomo Antonio Leonelli. È tuttora conservata nel paese abruzzese, nell'omonimo Santuario.
Il 1º settembre 2006, Papa Benedetto XVI, primo pontefice nella storia, in forma privata, ma accolto dal vescovo di Chieti Vasto, Mons. Bruno Forte, dai vescovi di Abruzzo e Molise, dai sacerdoti della diocesi teatina e da 7000 fedeli, ha fatto visita al santuario di Manoppello per venerare l'immagine, senza peraltro pronunciarsi sul fatto che il Volto possa essere o meno un'immagine acheropita e che possa essere identificato con la Veronica, la donna che, secondo la tradizione cattolica, asciugò il volto di Cristo sulla via del Calvario

La reliquia potrebbe essere il velo della Veronica, dunque. Ne è convinto il gesuita Heinrich Pfeiffer, docente di Iconologia e Storia dell'Arte Cristiana alla Pontificia Università Gregoriana, dopo 13 anni di studi: a questo proposito, fa notare che sul margine inferiore del Velo di Manoppello si può ancora vedere un frammento di cristallo.
Il velo della Veronica era esposto nella Basilica di San Pietro già nell'Anno Santo del 1300, tanto che lo stesso Dante ne parla nel canto XXXI del Paradiso (vv. 103-111): qui si trovava in una cappella, abbattuta nel 1608, circostanza in cui fu rubata rompendo il vetro del reliquiario. Inoltre, padre Pfeiffer ha indagato sistematicamente le opere artistiche che ritraggono il volto di Cristo secondo il Velo prima del divieto in tal senso imposto da Papa Paolo V nel 1616: in questo modo ha scoperto che diversi dettagli (il taglio dei capelli, le tracce di sangue, la conformazione del viso, le caratteristiche della barba) sono tutti riscontrabili nel volto che si trova a Manoppello.

Le fibre del Velo non presentano nessun tipo di colore secondo il professor Donato Vittori, dell'Università di Bari, che ha eseguito nel 1997 un esame con i raggi ultravioletti, il che collima con le osservazioni microscopiche (le quali affermano che questa reliquia non è né dipinta né tessuta con fibre colorate). Con elaborate tecniche fotografiche di ingrandimento digitale è possibile constatare come l'immagine sia identica in entrambi i lati del velo.
Altre analisi, però, hanno dato risultati diversi. Il professor Giulio Fanti, dell'Università di Padova, che ha studiato il velo nel 2001, ha rivelato che "al microscopio ottico appaiono sostanze di apporto colorate in vari particolari anatomici". Fanti resta però incline a credere che l'immagine sia comunque acheropita. Saverio Gaeta, autore di un libro sul velo, ipotizza che i pigmenti potrebbero essere dovuti a "un ritocco compiuto da qualcuno nel Medioevo per rafforzare l'intensità dello sguardo".

Roberto Falcinelli sostiene che si tratti di un'opera pittorica del XVI secolo. In un articolo su "Hera" (settembre 2005), definì "sorprendente come ancora si continui ad affermare e scrivere che sul Velo non ci sia traccia di pigmento quando invece, a una semplice osservazione microscopica, risulta evidente il contrario".

Le dimensioni del volto sulla Sacra Sindone sono le stesse del Volto Santo di Manoppello secondo le indagini condotte da padre Enrico Sammarco e da suor Blandina Paschalis Schlömer.
Risulta inoltre che il volto della Sindone di Torino e quello che appare nel Velo di Manoppello sono sovrapponibili, con l'unica differenza che nella reliquia di Manoppello la bocca e gli occhi del viso sono aperti.

L'articolo è tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Le immagini sono ad opera di RaBoe/Wikipedia e sono raggiungibili attraverso i seguenti link:
http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Manoppello_volto_santo_07_.jpg
http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Manoppello_volto_santo_11.jpg

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