Caposele
1. La Città
Caposele è un comune di 3.685 abitanti (dati Istat 2007)
della provincia di Avellino. Prende il nome dalle sorgenti del Sele che
alimentano l'Acquedotto Pugliese.
È stato uno dei comuni colpiti dal
Terremoto dell'Irpinia verificatosi il 23 novembre del 1980.
Fa parte della
Comunità Montana Terminio Cervialto e gran parte del territorio comunale è
collocato nel Parco Regionale dei Monti Picentini.
Poeti e
storici come Omero, Virgilio, Plinio e Strabone parlano del fiume Sele
nei loro scritti.
Secondo l'Antonini Caposele fu
fondata nel periodo delle guerre fra i Sanniti e i Romani da coloro
che si ritrovavano da luoghi di scontri militari.
Ad avvalorare tale tesi il
ritrovamento di antiche mura sul Monte Oppido, di una lapide con iscrizione
latina in località Preta (conservata al Museo Archeologico di Avellino) che
documenta la presenza di un collegio del dio Silvano.
Secondo un'altra
ipotesi Caposele venne costituita da abitanti dell'antica Posidonia (Paestum)
che risalendo il nome del fiume diedero il nome al monte (Paflagone) e al fiume
stesso.
I primi abitanti costruirono le loro dimore ai piedi
del monte dove una copiosa quantità di polle sorgive - circa 100 -
formavano un laghetto prima di dare origine con salti e cascatelle ad uno
spumeggiante fiume diretto verso Posidonia (Paestum).
La ragione di tutto
questo fu il beneficio che la gente poteva trarre dall'acqua. Fino a poco tempo
fa sul primo tratto del fiume si potevano ancora vedere mulini, gualchiere e
frantoi.
All'inizio dell'XI sec. Caposele era già territorio del
Principato di Salerno, poi Principato Citra. Le prime notizie di un
feudo e un probabile castello risalgono al periodo normanno, probabilmente al
1160, quando Filippo di Balvano ne divenne il proprietario.
Nel corso dei
secoli, il territorio passò nelle mani degli Svevi e degli Angioini. Sotto gli
Aragonesi, una parte, probabilmente la zona chiamata Capodifiume, venne data a
Jacopo Sannazzaro.
Nel 1416 Giovanna II di Napoli affidò le
entrate del feudo ad Antonio Gesualdo. E fu con Luigi II Gesualdo che
Caposele raggiunse il suo grande vigore.
Così nel 1494 Caposele ottenne il
titolo di "Universitas" cioè di Comune autonomo in grado di eleggere liberamente
un sindaco per alzata di mano dei suoi abitanti e di amministrare la giustizia.
Un grande privilegio questo dato ai sudditi, che, nel frattempo, scelsero anche
un santo patrono, San Lorenzo, per la chiesa madre ed uno stemma per il proprio
comune.
Nel XVII sec. il territorio di Caposele passò ai
Ludovisio che l'acquistarono e rivendettero più di una volta.
Tutto
ciò spesso li costrinse a lasciare il castello. Allora comunità religiose e
confraternite occuparono l'intera zona, le chiese aumentarono di numero e
famiglie di estrazione ed origine diversa si affiancarono sempre più ai casali
intorno alla Chiesa e alle proprietà private.
La peste del 1656 ed il
terremoto del 1694 sfortunatamente decimarono il borgo.
Nel 1714
fu nominato principe della Terra di Caposele Inigo Rota.
Nel 1771 il
territorio passò nelle mani di Carlo Lagni, marito di Ippolita Rota, figlia di
Inigo.
Nel 1806 una legge francese abolì la feudalità, così i signori
preferirono la vita mondana di Napoli alle rupestri montagne del borgo.
Nei
primi decenni del 1500 esisteva già una piccola chiesa dedicata alla Mater
Domini, che dà il nome ad una frazione di Caposele.
Qui S.
Alfonso Maria dei Liguori venne in missione e aprì una casa religiosa
dove, nel 1732, morì S. Gerardo Maiella.
Agli inizi
dell'800 Caposele era composto da un nucleo che era il Castello e dal borgo di
“Capo di Fiume” isolato dal resto da un vallone ricoperto di orti ed, infine,
dagli agglomerati periferici (Pianello, Casali, etc.).
I lavori per la
captazione delle sorgenti del Sele ad inizio '900 modificarono totalmente
l'assetto urbanistico: tra i due nuclei storici (Zona Catello e Zona Sorgenti)
si costruiscono nuovi edifici abitativi; le costruzioni si incrementarono negli
anni ’50 e così Via Roma e Corso Europa diventano le vie più importanti del
paese.
Luogo di interesse a Caposele è certamente il
Santuario di San Gerardo
Maiella. E' collocato nella frazione Materdomini (sede di numerose
strutture ricettive) ed è meta di continui pellegrinaggi da ogni parte di
Italia.
Vi si può visitare il Museo Gerardino che contiene testimonianze di
vita di S. Gerardo.
La tomba del Santo è
collocata al centro della vecchia Basilica dietro un bellissimo altorilievo in
marmo, dove si intravede la nuova urna in cristallo, argento e madreperla, che
contiene il corpo si S. Gerardo Maiella.
Alla chiesa
già presente si è aggiunta la nuova Chiesa del Redentore, costruita negli anni
'70 su progetto dell'architetto Giuseppe Rubino
Le forme architettoniche
ricordano la biblica Tenda per il Tabernacolo,costruita da Mosè nel deserto per
ordine di Dio e presenta opere di notevole interesse artistico, fra cui il
portale in bronzo, un'imponenente statua bronzea del Cristo Redentore, e ancora
i mosaici raffiguranti gli apostoli e gli arredi monumentali tra cui l'altare,
l'ambone e il portacero pasquale.
2. San Gerardo Maiella
San Gerardo Maiella è stato un religioso italiano (Muro Lucano, 6 aprile 1726 – Caposele, 16 ottobre 1755) della Congregazione del Santissimo Redentore canonizzato nel 1904 da papa Pio X.Figlio di un modesto sarto, dopo la morte del padre entrò al servizio del vescovo di Lacedonia: cercò invano di essere ammesso tra i frati cappuccini, ma per la sua salute cagionevole la sua domanda venne respinta.
Nel 1748 ebbe modo di conoscere un gruppo di sacerdoti redentoristi impegnati in una missione popolare e, contro il parere della madre, si unì alla nuova famiglia religiosa.
Nel 1752 pronunciò i voti solenni nelle mani di Alfonso Maria de' Liguori,
fondatore della Congregazione del Santissimo
Redentore: nel convento si dedicò alle mansioni più umili. L'episodio
più celebre della sua vita si verificò nel 1754: accusato ingiustamente da Neria
Caggiano di essere padre del bambino che aspettava, non replicò e rimase in
silenzio per un mese, subendo pazientemente le sanzioni dei suoi superiori;
finalmente la Caggiano, pentita, confessò di aver detto il falso scagionando
Gerardo Maiella, che oggi è considerato santo protettore delle donne
incinte.Morì di tisi nel convento redentorista di Caposele all'età di 29 anni.
Proclamato beato da papa Leone XIII il 29 gennaio 1893, è stato canonizzato da papa Pio X l'11 dicembre 1904.
Il culto del santo è particolarmente vivo a Foggia, Avellino, Muro Lucano, Pescopagano, Potenza, Monopoli; un suo santuario si trova pure nel territorio del comune di Piedimonte Etneo.
Il Martirologio Romano fissa per la sua memoria liturgica la data del 16 ottobre.
3. Congregazione del Santissimo Redentore
La Congregazione del Santissimo Redentore è un istituto religioso maschile (in latino Congregatio Sanctissimi Redemptoris) di vita consacrata cattolico: i membri di questa congregazione clericale, detti popolarmente Redentoristi o Liguorini, pospongono al loro nome la sigla C.SS.R.
La congregazione è
stata fondata da Sant'Alfonso Maria de' Liguori (Sant'Alfonso usava
anche firmarsi Alphonsi Ligorio o Ligori, ricordando l'originaria unità della
famiglia).Sant'Alfonso, nel 1730, si recò a Scala, sulla costiera amalfitana, presso il Santuario di Santa Maria dei Monti, per un ritiro spirituale e lì incontrò alcuni pastori che gli chiesero di spiegar loro la Parola di Dio.
Alfonso veniva da un'impegnativa opera di apostolato, a Napoli, come sacerdote, ma la richiesta dei pastori lo colpì molto.
Decise, allora, di portarsi a Scala in modo da assistere materialmente e spiritualmente queste popolazioni. Nel 1732, a Scala, Sant'Alfonso de' Liguori fondò la Congregazione del SS. Redentore, la cui prima casa fu aperta dal Santo nel 1734 a Villa de'Schiavi, l'antica Villa Sclavia [oggi Liberi (Caserta)], già dimora di Sant'Anselmo d'Aosta, arcivescovo di Canterbury e padre della Scolastica, per annunciare la Parola di Dio ai poveri.
La Congregazione venne approvata da papa Benedetto XIV nel 1749. Ancora in vita il fondatore, la Congregazione si estese oltre il Regno di Napoli giungendo fino all’Italia centrale e la Polonia. All'inizio del XIX secolo furono fondate comunità redentoriste nell’Impero Austro-Ungarico, in Germania, in Belgio e in Olanda.
Nel 1832, sei missionari redentoristi giunsero negli Usa incominciando l'attività missionaria dei Redentoristi fuori d’Europa. A queste fondazioni si aggiunsero altre in America Latina, Australia e poi in Africa e in Asia.
I Redentoristi vivono in comunità missionarie, aperti all'accoglienza e dediti alla preghiera, avendo come proprio modello Maria di Nazaret.
Si prefiggono lo scopo di testimoniare l'amore di Dio per gli uomini, aiutandoli a vivere la loro esistenza nella massima libertà e solidarietà con gli altri. I Redentoristi praticano una netta opzione per i poveri.
Oggi i Redentoristi sono circa 5.500 tra sacerdoti, fratelli (religiosi non sacerdoti) e seminaristi che professano i voti di povertà, castità e obbedienza. Operano in settantasette paesi in tutti e cinque i continenti, aiutati da laici, uomini e donne, che formano la Famiglia Redentorista.
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